Xylella, sotto processo scarsa comunicazione e concertazione Bari-Roma-Bruxelles. Primo rinvenimento in Toscana

Dei 1.360 frantoi pugliesi, 650 sono in zona infetta o cuscinetto. Nel 2017 eradicati 3.100 ulivi (dei 3.800 individuati)

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Gallipoli – Una maggior concertazione tra Regione Puglia – Governo nazionale – Commissione Ue di Bruxelles davanti all’emergenza Xylella; monitoraggi costanti; eradicazione sistematica delle piante malate con ristori agli agricoltori rapidi; una legge speciale: sono queste le istanze principali emerse oggi a Bari  dove stati ascoltati i Sindaci dei Comuni della Valle d‘Itria, i rappresentati degli enti locali del Brindisino e del Tarantino oltre che delle associazioni professionali (Confagricoltura, Coldiretti, Copagri ed altre), dei vivai e dei frantoi.

Primo rinvenimento del batterio in Toscana Proprio mentre si teneva la riunione in Regione, i media nazionali hanno diffuso  la notizia che è stata rilevata l’infezione su 41 specie arboree e arbustive nel Comune di Monte Argentario. L’annuncio è stato dato dal Ministero delle Politiche agricole e forestali, che ha anche specificato che il ceppo della Xylella toscana è diverso da quello pugliese. Il batterio è stato rinvenuto per la prima volta nel comune di Monte Argentario, dal Servizio fitosanitario regionale della Toscana, un focolaio di Xylella fastidiosa. Si tratterebbe della sottospecie Multiplex, differente da quella pugliese, ma presente in Francia (Regioni Corsica e Paca) e in Spagna.

La segnalazione ultima che l’infezione da batterio da quarantena è giunta nella Piana degli ulivi  monumentali ha avuto l’effetto di accelerare questa audizione in Regione davanti alle commissioni consiliari prima e quarta, presiedute da Fabiano Amati e Donato Pentassuglia. “Tutti gli intervenuti hanno lamentato sostanzialmente – si legge nella nota ufficiale della Regione – la mancanza di linee guida omogenee per la gestione dell’emergenza Xylella che ha portato, partendo dal Salento dove la prima segnalazione risale al febbraio 2013 (il riconoscimento scientifico è dell’ottobre di quell’anno, ndr) ), ad un ampliamento progressivo dell’infezione fino ad arrivare in ultimo a toccare la Valle d’Itria”.

La comunicazione istituzionale è stata la grande accusata “dato che è stata lamentata la carenza di un’informazione istituzionale adeguata”. Una autorità unica di coordinamento per gestire il delicato problema degli alberi monumentali (per i quali allo stato attuale è prevista una deroga alla eradicazione), una concertazione sistematica Puglia-Roma-Bruxelles col Presidente della Regione come referente in prima battuta. E poi tanta informazione mediante centri informativi nei territori colpiti per la diffusione delle buone pratiche, principalmente per bloccare l’insetto vettore.

Il dramma dei frantoi Le preoccupazioni dei rappresentanti delle varie realtà della Puglia centrale hanno toccato tutti gli aspetti collegati alla produzione di olive e di olio. Particolarmente delicata è apparsa la situazione di frantoi che vede, su 1.360 impianti operativi in tutta la regione, 500 in zone infette e 150 nella fascia cuscinetto “con una produzione olearia pesantemente ridotta e il rischio chiusura alle porte”. Il dirigente del Dipartimento Agricoltura della Regione, Gianluca Nardone, ha sottolineato che a seguito di disposizioni comunitarie, la demarcazione delle zone controllate è stata ampliata.

Abbattimenti il caso dei MonumentaliLa Regione ha proseguito il monitoraggio (ripreso a fine ottobre, dopo una interruzione di quasi cinque mesi) su tutti i territori interessati. I dati più recenti hanno fatto emergere 144 piante infette di cui 9 monumentali. Nello scorso anno le piante infette sono state 3.800 di cui 3.100 abbattute. Il dottor Nardone ha ribadito che la Regione applica le decisioni comunitarie. Per gli ulivi monumentali ha precisato che quelli infetti vanno abbattuti; per quelli presenti nelle zone cuscinetto è possibile fare delle analisi ed eventualmente incappucciarli. “Un’eventuale alternativa potrebbe essere – ha affermato il funzionario regionale – previa scelta politica, quella dell’innesto sull’albero per prendere tempo, fermo rimanendo che rimane sempre infetto”.

Sette milioni dal bilancio della Regione E’ stato anche precisato che l’utilizzo di fitofarmaci ha luogo attraverso la taratura dei macchinari e, quindi, in condizioni di sicurezza. In merito alle risorse chieste dei Comuni il dirigente del Dipartimento Agricoltura ha fatto presente che la Regione ha messo a disposizione per tutte le attività circa l’infezione 7 milioni all’anno, attingendo dal proprio bilancio autonomo e che “c’è la possibilità di chiedere un rimborso all’Unione europea”.

Grave la carenza di personale nei Comuni Un grosso problema – è stato riconosciuto –  persiste per la carenza degli organici lamentata dai Comuni: servono soprattutto agronomi da utilizzare come ispettori fitosanitari. Sono state attivate delle procedure di mobilità che hanno dato, tuttavia, scarsi risultati. Il dirigente regionale Giuseppe Tedeschi ha precisato che per l’eradicamento coatto vengono dati 20 giorni di tempo al proprietario, che può provvedere autonomamente con diritto al risarcimento. Diversamente provvede l’Arif. Fino ad ora sono stati pagati i ristori relativi al 2016, 2017 e all’anno corrente.