“Verifichiamo la fama e i segni di Lucia Solidoro”: il vescovo Filograna dà il via libera al comitato pro “santina di Gallipoli”

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Gallipoli – “Con totale fiducia nel Signore fonte di ogni santità e con la consueta prudenza della Chiesa, muoviamo i primi passi del cammino diocesano diretto a verificare “la fama e i segni” della testimonianza di vita della gallipolina Lucia Solidoro (1910-1933)”: sono i primi passi di una vicenda che affonda  le radici nel primo quarto del secolo scorso, ma la notizia ha rinfocolato gli animi di quanti alla “santa di Gallipoli”  già si rivolgono da decenni confidando in un aiuto che spesso, dicono e scrivono alcuni, si è palesato.

La missiva, che sa tanto di un cauto “via libera”, porta la firma del vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, Fernando Filograna, il quale così prosegue: “Approvo e incoraggio l’operato di don Gigi De Rosa che, al fine di sostenere il predetto iter, in data 29 settembre mi ha presentato la composizione e i compiti di un Comitato appositamente costituito e da lui coordinato”. La sede del comitato è il Santuario del Canneto.

“Approvo e incoraggio”

Anche qui il passaggio precedente è stato compiuto durante un incontro presieduto dal vescovo Filograna con i parroci e i sacerdoti di Gallipoli il 21 settembre scorso. Il comitato ha visto la luce il 27 ed è arrivato sulla scrivania del Vescovado di Nardò due giorni dopo.

Ne fanno parte don Luciano Solidoro; don Gigi De Rosa; Anna Rita Solidoro, parente della giovinetta in odore di santità; Cosima De Blasi, docente di storia; Ada Mecca, in rappresentanza di un gruppo di fedeli che il 18 di ogni mese fa celebrare una messa per la “santina di Gallipoli”; Elio Pindinelli, storico; Eugenio Chetta, laureato in Scienze religiose.

Da ascoltare “il popolo di Dio”

Con la risposta ufficiale di monsignor Filograna del 5 ottobre, il comitato può cominciare a lavorare secondo il tracciato preannunciato, cioè “favorire l’inizio e il prosieguo dell’iter procedurale dell’inchiesta diocesana per la causa di beatificazione riguardante la giovane Lucia Solidoro, nata a Gallipoli il 10 febbraio 1910 ed ivi deceduta a 23 anni il 18 settembre 1933”. In primo luogo, il comitato “affiancherà il vescovo nel verificare presso il popolo di Dio che vive ed opera nella città di Gallipoli, il persistere ad oggi di una “autentica e diffusa fama di santità, unitamente ad una autentica e diffusa fama dei segni”, secondo quanto previsto nella Istruzione Sanctorum Mater della Congregazione delle cause dei santi”.

Ci sarà da svolgere accurate ricerche storiche, raccogliere testimonianze oltre a diffondere “la conoscenza di questa giovane che ha consacrato se stessa a Gesù Crocifisso”.

Dal 1933 ad oggi 127 lettere rinvenute

Da quest’ultimo punto di vista don Gigi De Rosa metterà a disposizione un corposo faldone ricco di documenti. Tra questi 127 lettere scritte dal ’33 fino ad oggi ricavate in grandissima parte dall’archivio della chiesa della parrocchia di Lucia Solidoro, quella di san Francesco. “Parlano di grazie chieste e ricevute, invocano Lucia in momenti particolari – dice il coordinatore del comitato pro Lucia Solidoro – con diverse lettere in cui Lucia appare in sogno”.

Scritti e testimonianze provengono da Gallipoli e da paesi vicini e lontani: Felline, Aradeo, Tuglie, Taurisano, Lecce, Nardò, Sanarica, Bari, Taranto, Pescara; dalle regioni Piemonte, Marche, Lazio, Sicilia, Lucania, Abruzzo. Fino ad un evento miracoloso verificatosi nel 1976 nel porto di Los Angeles, in California (Usa), in cui un gallipolino fu l’unico a salvarsi dall’esplosione di una petroliera su cui era imbarcato. Raccontò poi che aveva invocato l’aiuto della sua “santina” e che aveva seguito quei suoi suggerimenti.

La preghiera per Lucia del vescovo Muller

Ma non basteranno ovviamente queste testimonianze e una vita dedicata alla famiglia (numerosa e con gravi decessi) ed alla sua chiesa. Aiuterà ma non sarà sufficiente neanche la descrizione che ne fa il vescovo Gaetano Muller (foto): “Fu sin che visse un purissimo giglio di castità virginale sbocciato e coltivato fra acerbissime spine di inaudite sofferenze, di sfibrante lavoro domestico, di penitenze e mortificazioni continue…”.

Adesso tocca a don Gigi De Rosa ed agli altri componenti del comitato Pro Lucia offrire nuovi e probanti elementi per raggiungere lo scopo prefissato, in special modo su due aspetti che necessitano approfondimenti: il primo la vita terrena di cui oggi restano soltanto due sue discepole ultra centenarie di Alezio e Gallipoli. Il secondo il silenzio caduto anche dopo l’attestato del vescovo Miller, che per lei, appena morta, scrisse il 4 ottobre del ’34 una speciale preghiera con 50 giorni d’indulgenze.

Quasi cento anni di silenzio

Un silenzio non spiegabile, almeno finora, comunque interrotto dopo quasi un secolo e in parto contrasto con quanti, da allora ad oggi, fanno della tomba di Lucia Solidoro un altare perennemente curato, pieno di fiori, piante lumini sempre accesi, come sempre accesa è evidentemente la loro fede.

Ha collaborato Amleto Abbate