Unisalento, nasce l’Osservatorio sui linguaggi di odio in rete

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Luigi Spedicato, direttore dell’Osservatorio

Lecce – Le insidie della comunicazione su web e social, spesso arena in cui si dà libero sfogo a insulti, offese e attacchi discriminatori saranno al centro delle attività dell’Osservatorio sui linguaggi di odio in rete istituito dal Dipartimento di Storia società e studi sull’uomo dell’Università del Salento.

La presentazione dell’Osservatorio, diretto dal prof. Luigi Spedicato – docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso lo stesso ateneo –, si è tenuta questa mattina.

Le attività dell’Osservatorio

Sviluppare studi e ricerche e promuovere il confronto sui temi del contrasto dell’hate speech (il “linguaggio dell’odio”) sarà l’attività principale dell’Osservatorio, che lavorerà anche in sinergia con altri enti pubblici e privati.

Non mancheranno poi le specifiche attività formative (alcune già in corso di svolgimento nelle scuole), il sostegno alla pubblicazione di studi e ricerche su riviste o collane editoriali specializzate, l’istituzione di eventuali borse di studio destinate a giovani ricercatori.

In cantiere, inoltre, la creazione di una sezione specializzata della biblioteca del Dipartimento di Storia, società e studi sull’uomo dell’Università del Salento, anche tramite l’istituzione di una banca-dati in formato digitale sugli hate speech.

I percorsi nelle scuole

L’Osservatorio sui linguaggi di odio in rete è già impegnato in alcuni laboratori nelle scuole sulla parola come elemento base delle relazioni sociali anche in ambiente virtuale, con la creazione di un vero e proprio “alfabeto dei sentimenti”.

Altri laboratori sul linguaggio da usare sui social stanno coinvolgendo l’istituto superiore “Don Tonino Bello” di Tricase, e i Comprensivi “Da Vinci” di Cavallino, “Colonna” di Monteroni e “Geremia Re” di Leverano: partendo dal presupposto che tutto ciò che scriviamo in rete lascia una traccia indelebile o quasi, si fa capire ai ragazzi come il linguaggio d’odio porta a conseguenze gravi sia sul piano giudiziario che nella costruzione della propria “social reputation”.

Odio in rete: caratteristiche del fenomeno e dati 

Secondo un report Unesco del 2015 intitolato “Countering Online Hate Speech” l’odio in rete ha alcune caratteristiche particolari: la permanenza nel tempo; il carattere itinerante del messaggio, che anche dopo la rimozione può ricomparire postato da altri utenti; l’anonimato (grazie all’uso di pseudonimi), che rafforza il senso di impunità; la transnazionalità dei contenuti, che si diffondono capillarmente e senza confini, complicando l’individuazione di strumenti legali per arginarli.

La percezione della realtà e i comportamenti sono determinati dal linguaggio, che orienta e definisce l’esperienza dell’ambiente influenzando l’agire sociale – spiega il professor Luigi Spedicato. – I valori e le credenze degli individui, il pregiudizio e lo stereotipo, il sistema di attese e i comportamenti sociali agiti dipendono dalle narrazioni che le sostengono e che al contempo le alimentano. In questa prospettiva le forme di linguaggio aggressivo orientano specifici modelli di lettura dei sistemi sociali e alimentano la messa in atto di comportamenti distruttivi delle diverse forme di cittadinanza”.

I dati dell’ultimo rapporto sull’applicazione dei cosiddetti “Standard della comunità di Facebook” mostrano come da gennaio a giugno 2020 i contenuti di incitamento all’odio (rintracciati e rimossi) sono passati da 9,6 milioni del primo trimestre a 22,5 milioni nel secondo. Una dinamica che si ripete su Instagram, dove si è passati da 808,9mila del primo trimestre ai 3,3 milioni dei mesi aprile-maggio-giugno. Fra i bersagli principali dell’hate speech le donne: secondo i dati del “Barometro dell’odio” di Amnesty International Italia fra gli attacchi personali il tasso di hate speech rivolto alle donne supera di 1,5 volte quello degli attacchi rivolti agli uomini.