Ugento – Una tradizione di famiglia lunga quattro generazioni e una nuova avventura imprenditoriale nel verde del parco naturale di Ugento: entusiasmo, ampia partecipazione e speranza hanno caratterizzato la cerimonia di inaugurazione, sabato 25 maggio, della nuova azienda agricola “Vita” di Ettore Labbate e figli.

Al taglio del nastro in Contrada Campolisio presenti il vescovo della diocesi Ugento-Santa Maria di Leuca monsignor Vito Angiuli, il Sindaco Massimo Lecci, i bambini delle scuole dell’infanzia “San Vincenzo” e “Santa Rita” di Ugento, i ragazzi dell’Istituto agrario “Lanoce” di Maglie e dell’alberghiero “Bottazzi” di Ugento.

Impresa titanica, si potrebbe dire guardando ai numeri: nella Tenuta “Vita”, infatti, sono stati messi a dimora 5mila alberi di Favolosa e mille di leccino, ma anche 9mila e 500 piante di vite Chardonnay, mille e 500 di vite Primitivo e 4mila 500 piante di Negroamaro.

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Lotta alla Xylella e fiducia in un futuro possibile per l’olivicoltura salentina sono stati i concetti chiave di questa nuova sfida imprenditoriale, come sottolineato durante i loro interventi dai figli di Ettore Labbate Marco e Andrea.

Una azienda storica “La nostra è un’azienda storica – ha esordito Marco Labbate – fondata nel lontano 1902 dal nostro bisnonno Dionisio. Ora siamo alla quarta generazione e da sempre portiamo avanti quest’attività con amore e passione verso il territorio. Io e mio fratello, fin da piccoli, siamo cresciuti con la passione per la terra trasmessaci da nostro padre e oggi crediamo che il futuro di questo lavoro è nelle mani di chi ci crede, di chi lo ama. Il questo periodo – prosegue Labbate – il nostro amato Salento sta vivendo una crisi economica, sociale e di identità causata dal batterio Xylella fastidiosa. Non esiste memoria nella storia dell’ulivo di una catastrofe simile, ma grazie al lavoro del Cnr di Bari, degli agronomi e degli scienziati oggi sappiamo che un futuro per la nostra agricoltura è possibile”.

Un futuro che passa da nuove varietà di olivo. La Xylella ha portato alla perdita delle due varietà autoctone dell’oglialora e della cellina di Nardò, ma l’olivicoltura salentina vuole ripartire e lo fa puntando su due nuove varietà resistenti al batterio killer, come garantito dalla ricerca scientifica: il leccino e la FS 17, nota come “Favolosa”.

Durante la mattinata di sabato 25, proprio i bambini delle scuole di Ugento hanno messo a dimora esemplari di leccino e Favolosa, e nell’antico forno della Tenuta è stato cotto del pane poi servito caldo con olio di Favolosa. “Abbiamo il dovere di ricostruire e di dare un futuro alle nuove generazioni – sostiene Andrea Labbate. – Sono convinto che l’agricoltura del futuro sarà generosa, migliore di quella del passato”.

Inaugurazione Tenuta Vita LabbatePuntare su natura e turismo è stato il messaggio del Sindaco Massimo Lecci: “Il ministro dell’agricoltura, in visita a Lecce, – ha dichiarato il primo cittadino di Ugento – ha chiesto scusa per l’indifferenza dello Stato verso la gravissima calamità della Xylella. Gli effetti che questo batterio ha provocato negli ultimi 2-3 anni su quello che era un comparto chiave della nostra economia sono sotto gli occhi di tutti. Oggi la famiglia Labbate ha voluto lanciare un messaggio si sfida e di speranza in un contesto difficile, un esempio che ci auguriamo sia seguito anche da altre aziende e dai giovani che vogliono investire in agricoltura. Siamo convinti dell’importanza di promuovere lo sviluppo del territorio partendo dalle nostre radici, fondendo agricoltura, turismo e beni culturali, anche attraverso la valorizzazione del parco naturale di Ugento, nel cui territorio insiste la Tenuta di Campolisio”.

Durante la mattinata, protagonisti i bambini: i piccoli della scuola dell’infanzia “Santa Rita” hanno cantato una canzone dedicata agli ulivi, mentre la scuola “San Vincenzo” ha proposto lo spettacolo “Marisa e Tonino, storia di un albero incantato”, con protagonista la piccola Marisa Labbate (figlia di Andrea). Sempre la scuola “San Vincenzo”, inoltre, ha legato la sua partecipazione all’evento al percorso didattico “Custodi della terra”, portato avanti nel corso dell’anno e culminato nella realizzazione di una storia a fumetti sull’ulivo.

 

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