Stagione di raccolta al via: Boncuri gestito dalla Croce rossa. È polemica sulla “Rete del lavoro agricolo di qualità”

501

Nardò – Stagione di raccolta: si va verso la definizione delle modalità di accesso al campo di Masseria Boncuri, anche se dopo il tavolo in Prefettura di ieri mattina le parti in causa non hanno trovato la piena unità d’intenti. Stando a quanto emerge dall’incontro coordinato dal viceprefetto Guido Aprea, sarà la Croce rossa a gestire la foresteria per lavoratori stagionali inaugurata nel 2017, con numeri contingentati soprattutto nella prima fase e con un presidio medico all’interno della struttura.

A Nardò sono già qualche decina i braccianti che hanno trovato temporanea dimora negli alloggi di fortuna allestiti nei casolari delle campagne intorno alla masseria: sono già impiegati nei lavori di preparazione per la raccolta delle angurie (la produzione dei pomodori pare si sia spostata principalmente verso i terreni del Tarantino e del Brindisino). C’è pressione, dunque, perché la foresteria venga riaperta e inizi a dare alloggio sicuro ai lavoratori: dal Comune si parla di metà giugno e di lavori già avviati.

Il tavolo in Prefettura

Al tavolo in Prefettura erano presenti Regione, Provincia, Comune di Nardò, Inps, Asl, Centri per l’impiego, Ispettorato del lavoro, oltre alle organizzazioni sindacali e ai rappresentanti delle aziende. Proprio l’altro ieri, una nota della Coldiretti Puglia ha messo in allarme le istituzioni sui costi dei trasporti: dalla Regione sono comunque già stati banditi due avvisi pubblici, uno per l’acquisto di biciclette e l’altro per l’acquisto di un mini-van, che i lavoratori dovrebbero gestire in autonomia.

Ma la distanza tra imprese ed enti impegnati nella tutela dei lavoratori si misura anche sulla riluttanza ad utilizzare la “Rete del lavoro agricolo di qualità”, strumento che seleziona le aziende che si distinguono per il rispetto delle norme in materia di lavoro. «Dalle associazioni datoriali – fa sapere Maurizio Fioretti (foto) di Uila Lecce – non abbiamo avuto ancora alcun cenno rispetto al numero di braccianti che quest’anno saranno impiegati: abbiamo ricevuto – spiega il segretario generale – importanti aggiornamenti sull’attivazione della Sezione territoriale della Rete, che vede iscritte oggi solo l’1 per cento delle aziende. Al riguardo, non possiamo che esprimere preoccupazione poiché riteniamo indispensabile far sì che le aziende aderiscano in massa, l’ideale per favorire l’intermediazione fra domanda e offerta di lavoro e contrastare il caporalato».

Distanze ancora notevoli tra aziende e Rete

Sul tema il direttore dall’Inps Marcello Amodio ha spiegato che “l’accesso delle aziende alla Rete sarà possibile anche per chi non è in regola con i contributi ma manifesta la volontà di regolarizzare la propria posizione”.

Polemica con gli imprenditori anche Monica Accogli (foto), segretaria generale di Flai Cgil Lecce: «Le aziende su questo punto si sono trincerate dietro al silenzio, senza esprimere alcun parere, anche davanti alla posizione dell’Inps. Secondo alcune associazioni datoriali – dice la Accogli – i parametri per accedere alla Rete sarebbero penalizzanti. C’è da restare perplessi quando si legge che per qualcuno questo non sia il momento per parlare di lavoro di qualità, che altro non significa se non riconoscimento ai lavoratori di diritti e salari dignitosi e sottrazione degli stessi braccianti dalle logiche del caporalato. Ringrazio il direttore dell’Inps, che ha tolto alle imprese un alibi pesante».

Presente al Tavolo anche Donatella Tanzariello, in rappresentanza delle associazioni raccolte nel “Coordinamento interprovinciale per la tutela dei lavoratori migranti in agricoltura”: «Abbiamo proposto che ogni lavoratore ospite del campo abbia una scheda che tracci il piano lavorativo, orari, sedi e per chi lavora. È un meccanismo minimo che darebbe frutti. Al Tavolo in Prefettura – sostiene l’avvocato – dovrebbero partecipare anche i rappresentanti degli altri Comuni coinvolti». Il Coordinamento ha intanto avviato azioni di monitoraggio sul territorio: «Abbiamo verificato che già diverse persone sono arrivate, si sono sistemate nei soliti accampamenti di fortuna, certo non compatibili per le condizioni igieniche con una situazione di pandemia. Se si ritarda l’apertura, la gente va ovviamente in luoghi non idonei». E sul bando per le biciclette afferma: «L’anno scorso vi partecipò solo un’azienda, che poi rinunciò. Bisognerebbe – dice la Tanzariello – tenere alta l’attenzione sulla fruizione. In altre aree si sono avuti buoni risultati, i trasporti sono strumenti utilissimi per sottrarre fette economiche al caporalato: senza sorveglianza adeguata possono andare a vantaggio di chi non dovrebbe».