Spongano, il rito delle panare con la musica di Antonio Castrignanò

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Antonio Castrignanò

Spongano – Il 22 dicembre segna un appuntamento irrinunciabile per gli sponganesi che, anche se lontani, ritornano col pensiero al tradizionale rito delle “Panare”, legato alla devozione alla patrona santa Vittoria, nel giorno della vigilia della festa. Romana, nata da nobile famiglia intorno al 230, la santa fu martirizzata il 18 dicembre del 252 e seppellita il 23, giorno in cui viene ricordata. La festa “grande”, però, come spesso succede, si tiene in estate, il 7 e l’8 agosto, quando tutti gli sponganesi che vivono fuori ritornano in paese.

Il programma. Sabato 22, dopo il corteo de “Le Panare dei ragazzi delle scuole di Spongano” che ha sfilato in mattinata, nel pomeriggio – dalle ore 16 con partenza da palazzo Bacile – inizia il corteo che strada facendo si arricchisce di tutte le panare dislocate per le strade del paese. Al termine della sfilata, nei locali dell’ex mercato coperto dove è allestita una mostra fotografica su questa tradizione, le panare saranno accese e lasciate bruciare tutta la notte. Dalle 20,30 spazio poi alla musica con Antonio Castrignanò, voce e tamburo de “La Notte della Taranta” che presenta “Fomenta”, il suo nuovo lavoro discografico.

Cosa sono le panare: si tratta di grandi ceste di canne e virgulti di ulivo intrecciati. Una vera e propria arte tramandata di generazione in generazione, “aggiornata” con vari ornamenti che rendono il tutto molto decorativo. Ma al di là degli abbellimenti, il nucleo delle panare consiste nel riempimento con materiale combustibile (sansa o altro) che viene acceso. Di grande effetto scenografico è il corteo di carri che trasportano le panare: variopinto e allegro attraversa le strade del paese, atteso e ammirato da tutta la comunità. Di solito sulle panare viene posta un’immagine di santa Vittoria.

Rito storico. Le tradizioni hanno sempre un nucleo storico che ne costituisce la piattaforma interpretativa. Le panare sono strettamente legate a un’attività dominante nel passato, quella dei frantoiani che in inverno lavoravano nei frantoi per la molitura delle olive. Costretti a stare per lunghi periodi chiusi al lavoro, occupavano il poco tempo libero a costruire le ceste utilizzando anche gli scarti della lavorazione dell’olio, cioè la sansa. Le ceste venivano riempite, ed erano poi decorate e accese nella vigilia della festa in onore di santa Vittoria.