Specchia Gallone, “omicidio premeditato”: il killer partito da Napoli con il coltello addosso

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Specchia Gallone (Minervino di Lecce) – Un omicidio premeditato, anticipato da continue minacce e dall’“invito” rivolto al “rivale” di farsi da parte. Armato di coltello, Salvatore Carfora è partito da Napoli in treno per raggiungere Lecce, e da qui in pullman verso Specchia Gallone dove la sera dell’1 febbraio ha ucciso la sua ex fidanzata Sonia Di Maggio.

Il tentativo di fuga del 39enne pregiudicato di Torre Annunziata è poi durato lo spazio di una notte, visto che la  Squadra mobile di Lecce e i colleghi del commissariato di Otranto hanno chiuso il cerchio in fretta, fermandolo poco prima del suo tentativo di fare ritorno in Campania, con addosso lo stesso zainetto indossato al momento del delitto.

L’agguato “premeditato”

Sonia Di Maggio

A notare l’uomo sul pullman verso la frazione di Minervino sono stati due militari della Guardia di Finanza, già ascoltati dagli investigatori, i quali hanno riferito di aver visto Carfora chiedere all’autista quale fosse la fermata per Specchia Gallone. Fatalità ha poi voluto che una volta giunto nella frazione, il 39enne abbia notato due persone per strada, proprio le due che cercava, chiedendo all’autista di fermarsi per farlo scendere.

Di lì a poco l’agguato: Carfora è sceso di corsa dal pullman sorprendendo la coppia alle spalle, colpendo più volte la donna anche se il suo primo obiettivo potrebbe essere stato l’uomo. Il pubblico ministero della Procura di Lecce, Alberto Santacatterina, ha motivato il decreto di fermo sul “fondato pericolo” di fuga di un indagato per giunta senza fissa dimora e che subito dopo l’omicidio si è pure reso irreperibile.

Ripetute le minacce

Fondamentale, nella ricostruzione della dinamica, la versione fornita da Francesco Damiano, il compagno della 29enne riminese da poco trasferitasi a Specchia Gallone per cercare di mettersi alle spalle una “storia sbagliata”. Il vero obiettivo della follia omicida potrebbe essere stato proprio il 29enne carpentiere, conosciuto sui social e con il quale la giovane conviveva da un mese nella piccola frazione, dove avrebbe voluto trasferirsi per sempre.

Il killer 39enne era tornato libero da pochi mesi: in estate aveva lasciato l’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa dopo aver scontato una condanna definitiva per aver accoltellato un suo «collega» parcheggiatore abusivo a Napoli nel 2011, ferendolo gravemente. Era senza fissa dimora: le forze dell’ordine lo avevano più volte segnalato in un dormitorio nei pressi della stazione centrale di Napoli.

Nel decreto di fermo viene riportata anche l’accusa di stalking perché per mesi Carfora ha minacciato non solo Sonia ma anche il suo nuovo compagno, invitandolo più volte “a farsi da parte”, altrimenti avrebbe fatto “una brutta fine”. «Non sai contro chi ti sei messo, te ne accorgerai» ha scritto più di una volta. Minacce messe da parte da chi voleva guardare al bello della vita ma purtroppo trasformatesi in un bagno di sangue.