“Si riattivi il Centro di procreazione assistita di Nardò”: la richiesta di 50 coppie senza assistenza da oltre un anno

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Nardò – “Si riattivi il centro di Procreazione medicalmente assistita di Nardò in attesa che si perfezioni il trasferimento al “Fazzi” di  Lecce”. È questa la risposta che 50 coppie direttamente interessate rivolgono ad Asl e Regione, ritenendo “irrealizzabile” l’obiettivo di completare il trasferimento della struttura entro giugno, come garantito dal direttore della Asl Rodolfo Rollo e confermato dal vicepresidente del Consiglio regionale Cristian Casili.

Sono gli avvocati Stefano Martina e Silvia Biancucci, in qualità di difensori delle oltre 50 coppie già in cura presso il centro Pma di Nardò, nonché, di legali facenti parte dell’Osservatorio giuridico della “Societài italiana della riproduzione umana”, a rispondere a Casili che già a gennaio, dopo le audizioni sul caso in Commissione Sanità del Consiglio regionale, aveva fornito la data di giugno sulla base delle indicazioni della Asl.

La nota dei legali

«Ricordiamo che il direttore generale dell’Asl Lecce, nella propria audizione del 25 gennaio in commissione sanità, ha specificato che le criticità evidenziate al Pma di Nardò, già erano state superate nel mese di ottobre 2020», fanno sapere i legali delle coppie in cura ricordando come “ad oggi, nessun tipo di trasferimento dall’ex ospedale di Nardò a Lecce, presso il “Vito Fazzi” è stato iniziato dalla direzione generale, infatti, non c’è traccia di alcuna comunicazione tra gli uffici preposti né gli spazi idonei e necessari per accogliere il Centro PMA in tutta la sua complessità”.

Si lamenta l’assenza presso il “Fazzi” di un blocco operatorio ad esclusivo uso per il Pma “tanto che, da quanto ci risulta, anche il primario del reparto di Ostetricia, da cui dipende il Centro di Nardò, con una propria nota ha richiesto alla direzione generale che continui la sua attività a Nardò in attesa di rendere fruibili gli spazi idonei ed adeguati  presso il Vito Fazzi di Lecce”.

Le criticità

I legali ricordano pure che “trasferire un Centro Pma non è proprio come smontare una cucina componibile e comporta diversi mesi ed addirittura anni se non si utilizzano i mezzi idonei per trasferire tutti i macchinari, basti pensare alle banche dei gameti ed alla loro difficile gestione”.

«Il vicepresidente Casilli tutte questi fatti le conosce perfettamente e sa benissimo che la data di giugno 2021 è del tutto utopistica ed irrealizzabile, per questo motivo non si capisce perché nelle more dell’auspicato trasferimento non si continui ad utilizzare il Pma di Nardò che ad oggi risulta perfettamente efficiente e tenuto conto che tali procedure rientrano in quelle previste per la chirurgia ambulatoriale come avviene nel Centro Pma che si trova nel Pta di III livello a Conversano».