Sfratto da evitare per la “Lastation” di Gagliano del Capo: la Regione promuove un incontro per salvare il casello “culturale”

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Gagliano del Capo – È in programma martedì 27 ottobre un primo sopralluogo per decidere sul futuro del casello ferroviario “Lastation” di Gagliano del Capo. C’è da conciliare la richiesta di Ferrovie del Sud Est che intende sfrattare l’associazione Ramdom, presente da cinque anni, per far posto ad uno spogliatoio al servizio del personale, con l’esigenza di non vanificare l’impegno culturale portato avanti nel corso di questi anni dal centro culturale Lastation, uno dei pochi centri nel Capo di Leuca, che nel corso degli anni ha ottenuto, attraverso un’intensa e costante programmazione, un riconoscimento non solo a livello locale.

La scorsa settimana c’è stata a Bari una riunione tecnica convocata dall’assessore all’Industria turistica e culturale, Loredana Capone, per discutere, insieme ai vertici di Ferrovie del Sud est e le sezioni Demanio e Trasporto pubblico locale, del futuro del casello ferroviario, considerando che la data di scadenza del contratto di concessione è quella del 9 novembre, entro la quale l’immobile dovrebbe tornare nelle mani di Fse . Dall’incontro è scaturita l’intesa di procedere ad un primo sopralluogo, alla presenza dell’associazione, dei tecnici della Regione. Sul tavolo l’assessore Capone ha voluto mettere l’urgenza di conciliare le necessità di Fse, che vorrebbero realizzare una residenza-spogliatoio per il personale con la fruizione pubblica di un immobile storico diventato in questi anni attrattore culturale, con quella dell’associazione.

Un’attrattore culturale da salvaguardare

Loredana Capone

L’attività svolta negli ultimi anni nel casello, infatti, ha trasformato uno spazio dismesso in un vero e proprio attrattore culturale per l’intero Sud Salento divenendo incubatore di talento e idee del circuito del contemporaneo e crocevia per artisti e pensatori di fama internazionale. L’assessore Capone ha chiesto a Fse non solo di condividere il progetto relativamente al casello di Gagliano ma “a tutti gli altri concessi in gestione dalla Regione per restituire vitalità alle stazioni ferroviarie abitate dal degrado sociale e situate nel centro delle città o lungo importanti itinerari turistici”.

«Si tratta di realtà associative molto rilevanti – ha detto Capone – per il nostro territorio, che hanno valorizzato immobili inutilizzati investendoci soldi di tasca propria. E lo hanno fatto non perché quei giovani non avessero alternative ma perché hanno creduto nel proprio territorio e ci credono al punto da convogliare energie e competenze di altissimo livello. Vogliamo che tutti prendano consapevolezza di questa bellissima realtà ma anche di un territorio che è area interna, che sta subendo gli effetti dello spopolamento, della migrazione proprio dei più giovani e che, quindi, non può permettersi che si sacrifichino tutte le scommesse fatte sul patrimonio pubblico. Un patrimonio fatto di beni ma soprattutto di persone, che della resilienza hanno fatto la propria ragione di vita e di futuro». «Chiediamo – fanno sapere i promotori – che possa essere avviato un tavolo di concertazione serio e in presenza della classe politica. Chiediamo ai consiglieri regionali e alla nuova Giunta di prendere posizione su quello che sarebbe un grave danno d’immagine per una Regione che ha investito tanto in Cultura, Turismo e Politiche attive e anche nello specifico su Lastation».

La storia del progetto

Nel 2013, con il progetto Lastation, l’associazione Ramdom è risultata vincitrice del bando “Mente locale”, promosso dalla Regione per il recupero e la riconversione dei beni immobili a servizio del trasporto pubblico locale sottoutilizzati o non più utilizzati.  L’atto di concessione per la durata di sei anni venne sottoscritto il 18 novembre 2014 relativamente all’uso temporaneo dei locali dismessi del primo piano della stazione ferroviaria.

«Lastation – fanno sapere i promotori, che hanno pura lanciato una petizione on line da inviare alla Regione – ha attivato energie coinvolgendo la comunità locale; ha ospitato diverse centinaia di persone tra artisti, curatori, giornalisti e ricercatori da tutto il mondo, registrando oltre due mila visitatori l’anno. Ha prodotto più di cinquanta opere d’arte contemporanea, decine di mostre, rassegne cinematografiche, performance sperimentali, pubblicazioni, laboratori per grandi e piccoli e dal 2019 si è dotata di una Mediateca: “Osservatorio sulle Terre estreme”.