Sequestrato il cigno reale acquistato a Iesolo e portato a Gallipoli. “Penne dell’ala tagliate con crudeltà”, scrivono carabinieri e Asl

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Gallipoli – Sequestro preventivo del cigno reale rivenuto a Gallipoli, nei pressi di un noto ristorante circondato dal mare, e affidamento dell’animale al Centro territoriale fauna selvatica omeoterma della Provincia di Lecce che si trova a Calimera. Questo l’ultimo aggiornamento di una vicenda che ha suscitato molto scalpore e critiche.

Della vicenda si occuperà la Procura della Repubblica, il cui magistrato di turno è stato informato della vicenda. Il cigno sotto sequestro sarà materialmente curato da Simona Potenza di Nardò e residente a Santa Maria al Bagno, responsabile del Settore fauna omeoterma del Centro di Calimera.

Il provvedimento si è reso necessario, come si legge nel verbale redatto dai carabinieri forestali della stazione di Gallipoli, perché nonostante le buone condizioni generali del cigno reale, noto anche come cigno muto, ha destato molta apprensione il taglio delle penne remigranti dell’ala destra per circa la metà della sua lunghezza, “lesioni prodotte con crudeltà”. Questa pratica, come si legge nella nota di ieri di Lipu e Legambiente, sarebbe piuttosto diffusa in alcuni allevamenti. I carabinieri hanno proceduto con i sigilli anche per mettere al sicuro l’esemplare da eventuali rischi.

L’esemplare proviene dall’allevamento di Renzo Fornasier di Iesolo, titolare di una autorizzazione rilasciata dal Comune di Venezia, e la targhetta identificativa 90/19. Tra le attività autorizzate alla ditta di provenienza quella a “fini espositivi, ornamentali, amatoriali, non cacciabili, nate in cattività”. L’acquirente gallipolino Sandro Quintana, presso il cui ristorante è stato rintracciato il cigno, ha partecipato al sopralluogo effettuato nel pomeriggio di ieri 1 giugno, con i forestali e i responsabili dell’Asl Lecce, dipartimento Prevenzione e Servizio veterinario.

A muovere le acque, è il caso di dire, le segnalazioni di alcuni ambientalisti che hann denunciato maltrattamenti ad un animale trattenuto con una cordicella legato ad uno scoglio. Quando sono giunti sul posto i controllori per una prima verificati alle ore 13.30, non hanno riscontrato questo particolare, immortalato comunque con delle foto.

In un primo momento il titolare del cigno reale si era detto d’accordo nell’affidare il cigno, cui era stato già assegnato il nome di Renzo, al Centro di Calimera; poi aveva cambiato idea. Quintana ha quindi nominato un proprio legale di fiducia – l’avvocato Alessandra Luchina di Alezio – per l’assistenza nei successivi sviluppi della vicenda.

Non accennano ad esaurirsi commenti e reazioni, in gran parte diretta a ribadire lo stato naturale di libertà che spetta al cigno “catturato”. Scrive a piazzasalento.it la signora Christine Bertoli: “Ho letto questa notizia e sono sconcertata!
Un cigno non può essere tenuto legato sul mare quando è un animale d’acqua dolce!
Questo è maltrattamento di animale selvatico! Le autorità dovevano sequestrarlo e dare a un associazione di recupero! Un cigno non Deve vivere in cattività e neppure al mare “.