Ricoverata, dimessa, poi di nuovo in ospedale: morta nel giro di poche ore. Inchiesta e autopsia sulla 65enne di Giuliano

4933

Giuliano di Lecce (Castrignano del Capo) – Sarà fatta il prossimo 8 aprile l’autopsia sul corpo di una donna 65enne, ricoverata presso l’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase il pomeriggio del 6 marzo scorso, dimessa cadavere nelle prime ore del giorno successivo. Ad attivare la procedura è stata la denuncia di due dei tre figli della deceduta alla Procura della Repubblica di Lecce.

Il medico legale, Alberto Tortorella, sarà assistito da un infettivologo e da un anestesista rianimatore. Sarà presente anche il medico di fiducia della famiglia. I familiari della donna vogliono vederci chiaro circa la trafila seguita dai sanitari del nosocomio tricasino: una prima visita in ospedale conclusa con le dimissioni e la prescrizione di antibiotici e fermenti lattici; il ritorno a casa e, poco dopo, un altro ricovero con Tac e Rianimazione per una situazione che si andava aggravando. E che ha registrato alla fine l’esito mortale.

La donna – Egrentina Settima Schirinzi – era una casalinga, madre di tre figli, invalida ed aveva avuto un trapianto di fegato alcuni anni fa. Sarà la magistratura a stabilire eventuali colpe da parte di due medici che risultano, come da prassi, indagati.

Pubblicità

Sul caso che si riapre a distanza di circa un mese interviene il consigliere regionale Ernesto Abaterusso, di Patù, dove vive e lavora uno dei figli deila defunta, il quale preannuncia una interrogazione all’assessore regionale alla Sanità che è anche il presidente Michele Emiliano, affinché accerti le cause del decesso.

Seguiremo con la massima attenzione – prosegue il presidente del Gruppo LeU a Bari – la vicenda perché è necessario comprendere le cause della morte della donna dopo che, qualche ora prima, a dire dei suoi familiari, era stata dimessa dallo stesso ospedale e rimandata a casa con una cura antibiotica. Lo dobbiamo alla famiglia della donna, alla quale nessuno è stato in grado di dare le dovute spiegazioni, e che oggi si trova a dover vivere un dolore immenso. Lo si deve a quanti lavorato al “Panico” di Tricase, da sempre considerato in Puglia e nel Salento un presidio sanitario di eccellenza”.

 

Pubblicità