Resti umani in un pozzo di campagna tra Matino e Taviano: per l’ergastolano Vacca sono di Claudio Giorgino, scomparso negli anni ’90

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Guglielmo Cataldi

Taviano – Saranno gli esami del medico legale Alberto Tortorella e del professore Francesco Introna a dire se i resti umani ritrovati nei giorni scorsi in un pozzo nelle campagne tra Taviano e Matino siano o meno quelli di Claudio Giorgino.

A condurre gli investigatori in contrada Lazzarello (alla periferia di Matino) sono state le dichiarazioni rese dall’ergastolano Angelo Salvatore Vacca, di Racale, negli anni ’90 un nome importante della criminalità locale. L’uomo, oggi 50enne, si è guadagnato la condanna al carcere a vita (è recluso a Milano) per l’omicidio di Luciano Stefanelli, il boss della sacra corona unita trucidato il 17 luglio del 1995 a colpi di kalashnikov in via Santa Croce a Taviano.

Vacca avrebbe detto agli inquirenti di essere stato lui a uccidere Giorgino gettandolo poi nel pozzo: la confessione sarebbe giunta per liberarsi “di un peso dalla coscienza”.

Di Giorgino non si hanno notizie proprio dalla metà degli anni ’90 e la sua è stata catalogata come “sparizione” dagli inquirenti. Un classico caso di “lupara bianca”. Il suo non viene considerato un nome di spicco della malavita di quegli anni ma appare probabile che possa essere finito all’interno di alcuni “giri” poco leciti e per questo fatto fuori. Ora, a distanza di oltre 25 anni, c’è la concreta possibilità che da un pozzo possano emergere novità circa la sua fine. Il recupero di alcune ossa umane è stato effettuato dai vigili del fuoco condotti sul posto dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce.

L’indagine è condotta dalla Direzione distrettuale antimafia: è stato il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi a conferire l’incarico al medico legale Alberto Tortorella e a Francesco Introna, direttore dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari.