Regata Rolex Middle a Malta: Verve Camer ottimo piazzamento in una terribile prova

Quaranta ore durissime ed un arrivo tra gli applausi

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Gallipoli– Il momento più bello, accompagnato da un grande sospiro di sollievo per i pericoli scampati, l’arrivo in porto a La Valletta, Malta, dietro ad una manciata di altre imbarcazioni sulle 149 in gara nella Rolex Middle Sea Race. Quello più brutto quando otto dei 12 membri dell’equipaggio sono stati sbalzati via dai loro posti da una grossa onda, in piena notte, cadendo su cavi che avrebbero potuto pure rompersi.  Risultato finale; tutti al traguardo, sani e salvi e con la barca, la Verve Camer di Giuseppe Greco, Circolo della vela di Gallipoli, intatta. Nonostante 81 ore di regata (partenza il 20 alle 11.50) intorno ala Sicilia ed alle sue isole.

Con Greco, la Verve-Camer aveva a bordo altri cinque gallipolini: Giangi Laporta, Francesco Rima, Luigi Ancora, Corrado Leone e Vito Ria (Gallipoli-Matino).  Piazzamenti finali per la Verve Camer alla seconda esperienza esperienza offshore: 12esima “line of honor IRC overall”, settima “line of honor Orc” e sesta nella sua specifica categoria sia Irc che Orc. Al di là delle sigle per addetti ai lavori, colpisce il risultato. “Non è poco, è stato un successone, che ha stupito i guru mondiali della vela”, dice ancora emozionato Vito Ria, che conserverà chissà quanto a lungo il momento del sorpasso della imbarcazione con De Angelis, timoniere, quello della famosa Luna rossa di coppa America.

Una dura prova in tutte le condizioni – racconta Ria – bolina per le prime 200 miglia e le ultime 400 in andature portanti con temporali e ventone con punte fino a 60 nodi. Il primo obiettivo lo abbiamo raggiunto, tanto scontato quanto difficile, tagliere cioè il traguardo senza incidenti”.  Ben 27 barche non hanno potuto farlo; una ha perso un uomo in mare (poi recuperato). Al capitolo sicurezza, del resto, era dedicato interamente un apposito  briefing due giorni prima della partenza, con una approfondita ricognizione delle strumentazioni di salvataggio fino a quelle per la sopravvivenza, con simulazioni nel giorno successivo. Le condizioni meteo previste non lasciavano molto tranquilli gli organizzatori della prestigiosa e luccicante 50ma edizione.

La chiave del successo “L’ingegnosissima tattica di Enrico Zennaro, con una puntuale e frequentissima ricognizione meteo marina, ci ha portati subito in testa – prosegue Ria – girando i gate prima delle altre imbarcazioni molto più grandi e notoriamente più veloci per le caratteristiche strutturali asseverate nei certificati di stazza. Il prosieguo della regata, con l’impennata del vento, ha visto recuperare altre barche più plananti e leggere”.

Il dramma sfiorato nelle ultime 48 ore “Le ultime 48 ore sono state veramente impegnative, non sempre si sono potuti rispettare i turni e le alternanze di riposo, obbligando l’equipaggio a fatiche a limite del sopportabile”, ricorda Ria, mast man, ossia l’uomo dell’albero che coordina le manovre di prua con quelle di poppa. “In particolare durante le notti, quando le nuvole coprivano la luna ed il buio era assoluto. Ma era ugualmente necessario – ripercorre quei momenti Ria – distribuire ed adeguare continuamente i pesi sulla barca ed i ruoli per la conduzione in sicurezza. Distribuire bene i pesi – spiega – vuol dire avere il giusto attrito col mare e quindi evitare il capottamento. Abbiamo affrontato onde tumultuose fino a 5 metri; il vento a raffiche con rialzi irruenti ha sballottato l’intero equipaggio in falchetta, legato alla barca con cinture di sicurezza e salvagenti. Una fotografia indelebile che tocca nell’intimo ogni uomo che vive un’esperienza come questa, undici persone tutte rannicchiate intorno al timoniere…”.

La Verve Camer ha dovuto rimpiazzare due indisponibilità dell’ultima ora, forse a causa delle previsioni meteorologiche piuttosto preoccupanti, ma anche questo ostacolo è stato superato. Ne valeva la pena rischiare così tanto? A che scopo? “Che ce lo ha fatto fare? Intanto il percorso che ci ha portato a Malta è stato lungo – rileva Ria – circa quattro mesi per preparare la barca ed anche noi stessi. Poi la passione per la vela e lo spirito di avventura. Quando sono arrivate quelle previsioni, una decina di giorni prima della regata abbiamo pensato a cosa fare: ti tiri indietro? No, non è nello spirito di questo gruppo. Un ottimo esempio di tenacia ed umiltà, ambizione e prudenza, tutti ingredienti indispensabili che hanno ispirato ognuno dei componenti dell’equipaggio”.