Processo alla mala di Casarano e dintorni: oltre 125 anni di carcere per Montedoro & co.

Ritenute attendibili le dichiarazioni del collaboratore di giustizia

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Casarano – Condanne per oltre 125 anni di reclusione sono state inflitte quest’oggi al clan Montedoro, accusato con l’operazione Diarchia di aver terrorizzato per anni Casarano e dintorni monopolizzando gli “affari sporchi” nella zona. Il 42enne Tommaso Montedoro è stato condannato a 15 anni e quattro mesi, mentre la Procura di anni ne aveva chiesti 16: le sue dichiarazioni, da collaboratore di giustizia, maturate nel corso del processo sono state ritenute “attendibili” e per lui sono scattate le attenuanti previste dalla legge. Montedoro è stato pure assolto dall’accusa del tentato omicidio di Luigi Spennato, miracolosamente uscivo vivo (ma con gravissime inabilità) dall’agguato del 28 novembre 2016 in contrada Campana, a Casarano.

L’omicidio Potenza Il collaboratore si è pure sempre dichiarato estraneo all’attentato che due mesi prima costò la vita all’ex sodale Augustino Potenza, facendo chiaro riferimento all’attività di soggetti “emergenti”: questo omicidio è, però rimasto fuori dal processo.

L’associazione mafiosa Per tutti gli imputati dell’operazione Diarchia è stata riconosciuta l’aggravante dell’associazione mafiosa. Il processo appena conclusosi con il rito abbreviato ha condannato i cugini Luca ed Antonio Del Genio a 20 anni ciascuno quali autori materiali dell’agguato a Spennato.

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Le condanne Damiano Cosimo Autunno (53 anni di Matino, residente a Parabita) è stato condannato a 12 anni e otto mesi, così come Giuseppe Corrado (47, di Supersano residente a Ruffano). Dieci anni sono stati inflitti a Ivan Caraccio, 32 anni di Casarano; otto anni e otto mesi a Lucio Sarcinella (23enne di Casarano); otto per il 43enne Marco Petracca di Casarano; sette al 48enne di Lecce Maurizio Provenzano; sette alla 42enne di Lecce Domiria Marsano; due per Sabin Braho, albanese residente a Brindisi; un anno e un mese per il 44enne di Matino Salvatore Crusafio.

L’operazione Diarchia venne eseguita dai carabinieri nel maggio 2017 quando, dopo l’esecuzione di Potenza e l’agguato a Spennato, gli investigatori avevano in mano chiari elementi per ritenere immediata l’eliminazione anche di Ivan Caraccio, ritenuto tra gli “emergenti” non più “affidabili”.

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