Piccoli orti da curare malgrado le restrizioni per il Coronavirus: da Nardò l’appello al presidente della Regione Michele Emiliano

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Michele Emiliano
Spett.le presidente Michele Emiliano,
mi chiamo Gianni Casaluce e le scrivo da Nardò (Lecce). Vorrei porle una questione riguardante i cosiddetti “autoproduttori” in agricoltura, ossia persone che si autoproducono il cibo per sopravvivere.
Con le attuali norme dettate dall’emergenza Coronavirus chi non ha un’azienda agricola ma possiede un piccolo orto, un frutteto o un uliveto che non sia nel proprio giardino, non può prendersene cura. Questo comporta non solo l’impossibilità di cibarsi ma anche difficoltà da questioni di contingenza agricola: se non innaffio, non pianto e non poto i miei alberi non avrò frutti. È un franco patto che la natura ha stipulato con noi.
Non è possibile che i “produttori di cibo” siano costretti a recarsi al supermercato. Tra l’altro, a proposito di questo: al fine della sacrosanta prevenzione igienico-sanitaria e della limitazione dei contatti fra persone, meglio raccogliere ortaggi in campagna e in solitudine o recarsi in un frequentato supermercato?
Noto in questi giorni che alcune regioni italiane stanno provando ad affrontare questa palese contraddizione. Credo sia il momento in Puglia per intervenire, senza dimenticare l’aspetto anagrafico degli eventuali “beneficiari” del provvedimento che Le chiedo di emanare. Spesso nei nostri territori ad autoprodursi il cibo sono anziani che ogni mattina frequentano la campagna in solitudine senza nessun assembramento e senza rischi di contagio per sé e per gli altri.
Preciso che l’attuale richiesta non parte da esigenze personali. Io ho un’azienda agricola primaria e pertanto posso quotidianamente lavorare nel mio terreno, che si trova nel comune in cui vivo. Le scrivo solo perché non ritengo le attuali norme solidali nei confronti di chi sopravvive grazie al cibo autoprodotto.
La ringrazio per l’attenzione e in questa fase drammatica auguro buon lavoro a Lei e a tutti gli amministratori della nostra terra.
Cordialmente,
Gianni Casaluce – Nardò
agrotecnico e imprenditore