Perché siamo rimasti a casa oggi. Il pranzo è stato ottimo, il gelato pure…

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Ci ho ho pensato due volte: uscire per pranzo, magari in un locale dei nostri, vicino al mare o comunque col mare a vista? Oppure non correre rischi dati i numeri in rosso scuro e restare a casa, tanto qualcosa si cucina?

Non ho potuto fare a meno di andare col pensiero, all’ultimo fine settimana. E abbiamo pensato a quegli spaghetti con i ricci cucinati da maestri e gustati da vacanzieri in libertà autovigilata. Con un combinato disposto di sapori e colori.

“Sono buoni?” mi interpella una vicina di tavolo, sola, con gli occhi sprofondati nel mio piatto. È a cinquanta centimetri, non di più. Lo realizzo e mi si chiude – sia pure per qualche istante – la bocca dello stomaco.

Siamo in un ristorante a noi noto (e non solo) in cui non un tavolino – un piccolo tavolino per due – è stato messo da parte in attesa dei tempi normali e delle norme in vigore. Mi guardo intorno. È proprio così. Tutti allineati e coperti al loro posto. I tavolini, come i camerieri. Come i clienti.

Il locale ha un’altra sala adiacente a quella vista mare. Ma è vuota. Totalmente. Ad aver notato la situazione con più attenzione, non credo che saremmo stati gli unici a preferirla. Piena come al solto quella più piccola, ma davvero piccola, a guardala bene, con un soffitto pure abbastanza basso.

Due settimane prima eravamo stati ad un altro ristorante della zona, dal nome stillante classe e cucina gourmet ad ogni particolare. “Andiamo venerdì che chissà quanti vengono qui sabato e domenica…”, ci diciamo, da presunti e supponenti osservatori dei propri simili e dando per scontato – purtroppo – che di controlli non avremmo visto neanche l’ombra.

La situazione è uguale: sale e salette piene di motivati degustatori. Non c’è spazio tra antipasti, primi e secondi e neanche tra un tavolo e l’altro. Poco dopo sapremo che proprio lì si è sprigionato un caso di positività al virus ma, come si dice in questi casi, la dinamica dei contagi non è provata.

Ci abbiamo pensato due volte oggi. Prima di decidere che a casa propria c’è – a stare attenti alle regole – un ingrediente particolare che si chiama sicurezza. È costoso, taglia rapporti anche con i congiunti più prossimi, ti porta ad avere quasi paura verso persone conosciute e non. Crea distanze mai concepite prima. Ma mangi meglio. E non ci abbiamo pensato su.

Anzi, no. Siamo andati a trovare quegli esercenti (pochi, molto pochi) che hanno avuto il coraggio di avvertire i propri frequentatori: “O rispettate le regole oppure noi chiudiamo”. Ci siamo messi in fila per un gelato davvero fantastico. E ricco di rispetto.