Per i vent’anni da monsignor Fusco, grande biblista, celebrazione in Cattedrale a Gallipoli

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Gallipoli – Appuntamento non solo di fede quello di domani, giovedì 11, nella cattedrale di S. Agata, a Gallipoli, in ricordo di  mons. Vittorio Fusco, vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli dall’ottobre 1995 a luglio 1999.

Dopo la Messa solenne (ore 19,30) presieduta dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori e concelebrata da mons. Fernando Filograna e dai sacerdoti della diocesi di Nardò-Gallipoli, ci sarà la presentazione del volume di Vittorio Fusco “La gioia dell’ascolto – incontri di avviamento alla lectio divina” (Editrice EDB, 248 pagine, introduzione a cura di mons. Fernando Filograna).

Primo di quattro figli, Vittorio Fusco era nato a Campobasso il 24 aprile 1939: ordinato prete il 15 luglio 1962 e nominato vescovo da Giovanni Paolo II il 12 settembre 1995, prese possesso della diocesi di Nardò-Gallipoli il 7 ottobre successivo. Spentosi per una grave malattia all’alba dell’11 luglio 1999, è tuttora considerato,  a vent’anni dalla morte, uno dei più importanti biblisti della Chiesa contemporanea, con oltre 70  pubblicazioni, alcune (come il libro “La gioia dell’ascolto”,che si sta presentando) pubblicate postume.

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Uomo di studi “ Vittorio Fusco non è stato solo un insigne uomo di studi, ma anche un pastore sensibile e accorto verso il popolo che la Chiesa gli aveva affidato, amandolo come un genitore può amare i propri figli – è il ricordo commosso di un suo stretto collaboratore – e con Gallipoli poi aveva un rapporto del tutto particolare”.

Non a caso, infatti, per sua espressa volontà, è stato seppellito nella cattedrale di Gallipoli, nella cripta di fronte all’altare del Sacramento, che ospita le spoglie dei vescovi dell’antica diocesi di Gallipoli (ultimo prima di lui, mons. Gaetano Muller, morto il 7 febbraio 1935). In città, dove il museo diocesano  è a lui intitolato, è ancora vivo il ricordo.

Il ricordo L’artista gallipolina Adriana Abbate, che ha realizzato importanti lavori in alcune chiese del luogo, dice di lui: “Era un mio carissimo amico, avevamo un rapporto speciale nato con grande diffidenza da parte sua e finito poi con una grande stima reciproca. Mi convocò nel suo studio a Nardò, per commissionarmi i lavori di “S. Gerardo” – ricorda l’artista –  e dopo avermi squadrata da cima a fondo, mi disse che avrei dovuto pregare molto, rammentandomi che  i più grandi artisti della storia avevano praticato gli esercizi spirituali prima di iniziare lavori importanti sulla vita dei santi”.

Un mattino, mio marito era già al lavoro – prosegue Adriana Abbate – me lo vidi arrivare in casa perché voleva conoscermi meglio. Avevo tutti e due i bambini a letto, con la febbre e non sapevo da dove cominciare: fu così che, rivolta ai bambini, sbottai dicendo loro che se la dovevano vedere da soli, perché io quel giorno dovevo andare col vescovo per un ritiro spirituale. Monsignor Fusco mi abbracciò, e, commosso, mi disse che io già, accudendo alla famiglia e ai figli, stavo pregando”.

Mi chiese di affrettare i lavori che stavo facendo – prosegue la Abbate – per poter consacrare personalmente la chiesa di San Gerardo, parroco allora era don Gigi De Rosa. Visto che sentiva vicino il punto di morte. Già gravemente malato, salì comunque sulla scala per ungere una delle 4 croci che rendono possibile la consacrazione della chiesa”.

(Dall’alto monsignor Fusco mentre consacra la chiesa di S. Gerardo Maiella e l’artista Adriana Abbate)

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