Ortelle rilancia la “Fiera di San Vito”: in videoconferenza il progetto di ricerca finanziato dal bando Cuis

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Ortelle – Presentazione in videoconferenza, quest’oggi alle 18.30 sulla pagina Facebook della Fiera San Vito, per il progetto di ricerca “La Fiera di San Vito tra storia, memoria e progetto. Studio di fattibilità per la patrimonializzazione del sapere immateriale del territorio”, approvato e finanziato dal Bando Cuis 2019, che ha come capofila proprio il Comune di Ortelle.

La Fiera di San Vito, una delle più antiche del sud Italia, si tiene ogni anno la quarta domenica di ottobre; Ortelle diventa per l’occasione “la capitale del maiale” e ospita migliaia di visitatori provenienti da tutto il Meridione.

La videoconferenza

Francesco Rausa
Francesco Rausa

Alla videoconferenza che sarà introdotta dal Sindaco di Ortelle, Francesco Massimiliano Rausa, e sarà moderata da Pasquale De Santis, parteciperanno alcuni dei componenti dell’équipe di ricerca che realizzerà il progetto: Salvatore Colazzo, professore ordinario di Pedagogia sperimentale, coordinare dell’équipe; Giovanna Bino, archivista, già a capo dell’Archivio di Stato di Lecce, attualmente ispettrice onoraria del MiBact, che sarà impegnata nella ricerca storico-archivistica; Antonio Bonatesta, ricercatore di Storia all’UniSalento, che sarà impegnato nella ricerca storica sulla Fiera; Ada Manfreda, ricercatrice di Pedagogia sperimentale all’Università di Roma Tre, che condurrà la ricerca-intervento con la comunità per ricostruire assieme le narrazioni della Fiera.

Al centro della ricerca la valorizzazione della tradizione culinaria e musicale come evidenzia il Sindaco Rausa:«Lo studio della ricerca parte dalla ricognizione esistente sulla letteratura relativa ai processi di patrimonializzazione delle risorse immateriali delle comunità, per offrire al Comune di Ortelle uno strumento su cui fondare decisioni per un rilancio della Fiera di San Vito, procurando una convergente valorizzazione della tradizione culinaria e di quella musicale».

Cibo e  musica, infatti, danno la misura del senso di appartenenza a un luogo e a una comunità declinati nell’uso del dialetto che aggiunge sfumature che l’omologazione e la globalizzazione rischiano di distruggere.