“Operazione Tornado”, storie di mala tra Scorrano (più di metà degli arrestati e indagati sono del paese), Maglie e dintorni con ramificazioni fino a Torchiarolo

Lo scontro tra i magliesi e brindisini e gli scorranesi

9471

Scorrano – Una lunga sequela di episodi criminali, insieme ad una “illimitata” disponibilità di materiale esplodente, per controllare il mercato dello spaccio di stupefacente (con l’asse Brindisi-Monteroni sullo sfondo) e riuscire pure a condizionare l’azione della pubblica amministrazione.

Questo l’inquietante quadro d’insieme emerso con l’operazione “Tornado” condotta questa mattina all’alba dai carabinieri del Nucleo operativo di Maglie e del Comando provinciale di Lecce che, su ordine della locale Direzione distrettuale antimafia (procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e sostituto Maria Vallefuoco), ha portato all’arresto di 27 persone, 17 in carcere e 10 ai domiciliari. Ma l’inchiesta coinvolge nel complesso ben 37 soggetti (compreso il Sindaco di Scorrano, Guido Nicola Stefanelli), due dei quali destinatari solo di un decreto di perquisizione domiciliare.

Mattia Capocelli

Gli arresti di oggi scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel settembre 2017. A dare un’accelerata alle indagini è stata l’esecuzione dello scorso 25 aprile a Maglie del 28enne Mattia Capocelli. Il colpo alla gola sparato a bruciapelo in piena notte davanti al chioschetto ambulante di via Don Luigi Sturzo rientra a pieno titolo nella lotta per il controllo del mercato della droga.

Pubblicità
Simone Paiano

Simone Paiano, il 25enne arrestato per quell’omicidio, ha affermato di essere stato “convocato” quella notte da Capocelli e altri, ovvero dai ragazzi al servizio del 63enne Giuseppe Amato, noto con il soprannome di “Padre eterno”, capo del sodalizio (con il figlio Francesco), legato a Corrado Cucurachi (detto “Giaguaro”) figura storica della sacra corona unita a sua volta vicino al clan Tornese di Monteroni. Davanti al quel chiosco dei panini pare ci fossero anche Salvatore Maraschio, Andrea Marsella (oggi arrestati) e Marco Cananiello.

Dalle intercettazioni dei carabinieri emerge come, dopo aver sparato e ucciso, lo stesso Paiano si sia sfogato dicendo: «D’ora in poi qua ci sono io!». Il giovane, da poco uscito dal carcere, avrebbe infatti ricevuto una sorta di investitura dalla criminalità brindisina, di Torchiarolo in particolare, sentendosi per questo autorizzato a sfidare chi, invece, non aveva alcuna intenzione di mollare il territorio (ovvero “Padre eterno” e i suoi).

Dopo l’omicidio di Capocelli, Francesco Amato avrebbe programmato un attentato incendiario all’abitazione dei familiari del Paiano i quali, per precauzione, abbandonarono la città. Lo scoppio avrebbe dovuto essere particolarmente fragoroso, tanto da far “saltare” tutta Maglie. I carabinieri ritrovarono, infatti, in via Salvatore Portaluri l’ordigno da oltre due chilogrammi già preparato con l’utilizzo di una bombola di gas e trenta grossi petardi.

Proprio l’illimitata disponibilità di materiale esplodente è il tratto caratterizzante del clan. A fornirlo, insieme alle relative competenze tecniche, sarebbe stata una ditta di fuochi d’artificio, perquisita questa mattina nel corso delle operazioni dei carabinieri, il cui titolare è stato arrestato per “concorso esterno in associazione mafiosa”.

“Tornado”, il nome scelto dai carabinieri per l’operazione, è, infatti, il nome commerciale di una marca di petardo di genere vietato utilizzati, con le opportune modifiche e potenziamenti, proprio per la realizzazione degli ordigni.

Nel corso dell indagini sono stati sequestrati, in più riprese, anche sei fucili e tre pistole, altri armi modificate (con fucili a canne mozze” ed alcune oggetto di furto oltre a numerose munizioni, mazze ferrate, tirapugni, coltelli, quattro ordigni artigianali ad alto potenziale oltre ad artifizi pirotecnici e alla polvere pirica.

 

 

Pubblicità