Nardò, dispersione scolastica vai via

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NARDÒ. Combattere la dispersione scolastica ed intervenire sul territorio affinché si prosegua un progetto di formazione: questi gli obbiettivi di una serie di laboratori portati avanti dalle scuole di Nardò nell’ultimo anno scolastico, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e le associazioni Ics (“Industrie Culturali del Salento”) e “Libera”.
Coinvolti nell’ambizioso piano il Polo 1, il Polo 2 ed i licei “Galilei”, “Moccia” e “Vanoni” (quest’ultimo scuola capofila). I docenti e gli alunni degli istituti hanno dato vita, giovedì 2, ad una manifestazione conclusiva, un “momento di riflessione sulle attività realizzate”, come lo chiama la dirigente del “Vanoni” Maria Rosa Rizzo. «È stato un progetto estremamente faticoso: sono state coinvolte tante risorse umane e strumentali e il lavoro svolto ha avuto delle ricadute positive su molti ragazzi. Le attività pratiche si rivelano utili perché gli alunni diventano artefici della propria formazione».

Bilancio finale positivo, dunque, quello degli otto laboratori svolti dalle scuole, ripercorsi “fisicamente”, tappa dopo tappa, all’interno del parco adiacente a Palazzo di Città. “Camminiamo insieme” per l’orientamento spazio-tempo, “Cittadini consapevoli” sulla legalità, “Esperienza lavoro” con gli stage aziendali, “Sporchiamoci le mani” con le creazioni artistiche, “La finestra sul mondo” per l’orientamento, “Registi si diventa”, “Salta l’ostacolo” per l’orientamento digitale, “Siamo ciò che mangiamo” per l’alimentazione: i progetti, tanti e vari, hanno coinvolto 55 docenti, 16 esperti delle associazioni, 25 esperti esterni, 60 genitori che hanno fattivamente aiutato nella realizzazione e ben 493 studenti.
«Non è importante solo la riuscita del progetto, ma anche l’elaborazione di un prototipo», sostiene la professoressa Rizzo, che annuncia che il sistema di lavoro utilizzato per le iniziative sarà vagliato da alcuni esperti. «Il valore formativo di queste esperienze, da noi limitate nel tempo, deve essere portato a sistema” dice la dirigente, che si sofferma poi sul lavoro di squadra tra scuole, enti e associazioni: “Lavorare in rete è il modo migliore per realizzare queste politiche”», conclude la dirigente dell’istituto capofila.

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