Quando Nardò contava 10mila abitanti: convegno di Unitre. Il brutto record del consumo di suolo

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Nardò – Si è parlato di urbanistica e uso del territorio lo scorso 28 aprile all’Unitre di Nardò. Il presidente Giovanni Però ha ospitato presso la sede di via De Nicola i due relatori, l’ingegnere Aldo Martina e l’architetto Bruno Capuzzello.
Martina ha esordito analizzando gli indici di residenza della popolazione di Nardò a partire dall’Unità d’Italia e sino ai giorni nostri, evidenziando picchi positivi e negativi dai quasi 10.000 abitanti del 1861 sino agli oltre 31.000 attuali. Poi il suo discorso si è spostato sull’affluenza della popolazione, tra fine ‘800 e inizi dello scorso secolo, dalle campagne alle città, ponendo in evidenza le leggi speciali poste in essere per risolvere i problemi legati all’urbanistica, come la Legge Luttazzi del 1931, il Testo Unico del 1938 e quella sulla tutela dei beni dell’anno seguente. «Poi dal 1939 sino al 1985 un vuoto circa la tutela delle bellezze naturali – nota Martina –. Nelle nostre terre vi sono patrimoni paesaggistici da non distruggere ma, al tempo stesso, da non sacramentare, pur col dovuto rispetto».

Sotto la lente di ingrandimento il grande afflusso in Salento durante i periodi estivi, un numero stimabile in circa 4.200.000 persone, quasi cinque volte in più rispetto alla popolazione che le province di Lecce e Brindisi potrebbero sostenere. «Pensate che questo contenitore sia in grado di soddisfare le esigenze di cotante persone?», si è chiesto Martina. «La simbiosi tra ambiente e questo numero di persone obbliga noi e le future generazioni ad interrogarsi ed esplorare nuove forme di ospitalità». «Il territorio è un bene naturale – ha aggiunto Capuzzello – sul quale l’incidenza della mano dell’uomo, con le sue attività, può contemporaneamente renderlo piacevolmente usufruibile oppure pericoloso e inospitale. In Italia consumiamo mediamente 6 m² di suolo al secondo e dagli anni ’50 al 2016 lo stesso numero è aumentano da 2,7 m² a 7,6 m². La Puglia ha il triste primato nazionale per il consumo di suolo». Lecce, in particolare, è la città italiana che “spreca” più suolo e a giudizio di Capuzzello la soluzione si chiama rigenerazione: «Ce lo impone l’Europa. Invece di utilizzare nuovo suolo – ha concluso – si dovrebbe “rottamare” il territorio già esistente e in disuso». Per l’Unitre di Nardò un intenso sabato pomeriggio ricco di interessanti spunti di riflessione.