Moria di pesci rossi nell’Asso: appello del Wwf a Comuni e volontari per salvare quelli ancora in vita. “Pericoloso però rimetterli nei canali”

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Nardò – Un appello alle istituzioni locali ed ai volontari ambientali di mettere in salvo . acquari, fontane pubbliche – i pesci ancora vivi; un altro è finalizzato a non disperdere nell’ambiente naturale i pesci morti: mittente il Wwf provinciale, con Vittorio De Vitis e Angela Martina  che firmano una nota sul caso scoppiato nell’Asso, nel tratto tra Copertino e Nardò.

Ai Comuni attraversati dal canale De Vitis e Martina chiedono che si mettano in salvo i pesci ancora vivi prima del totale disseccamento della zona. “Ricordiamo ancora una volta di non liberare assolutamente i pesci salvati nell’ambiente naturale – ma possono essere ospitati in vasche e fontane pubbliche o private e acquari. Invitiamo inoltre i cittadini, al fine di tutelate in futuro la zona interessata, a segnale alle autorità competenti la presenza di attività illecite”.

Troppo poca acqua

In alcune zone rimaste ancora umide alcuni pesci sopravvivono ma non per molto. “La causa della moria è molto probabilmente imputabile all’attuale mancanza d’acqua; i pesci infatti giacciono in un letto fangoso quasi totalmente secco”. Ma il Wwf coglie l’occasione anche per ricordare che in passato “l’Asso è stato al centro di diversi dubbi e perplessità per la qualità delle sue acque”.

In questo corpo idrico infatti – si rimarca – s’immettono reflui provenienti da depuratori urbani e industriali, che potrebbe inficiare sullo stato di salute ambientale del canale e delle sue acque sotterrane che si immettono nella Vora del Parlatano, Nardò. Si rammenta, a questo proposito, che il Codice dell’ambiente vieta espressamente gli scarichi nel sottosuolo e in acque sotterranee, seppur con alcune deroghe”.

Specie di carpe orientali

I pesci rossi sono della specie Carassius auratus, i pesci rossi domestici comunemente tenuti in acquari; sono della stessa famiglia delle carpe e sono originari dell’Asia orientale. Si sono diffusi in Europa a partire dal 1700 soprattutto in acque stagnanti e bacini artificiali, introdotti dall’uomo per contrastare la diffusione delle zanzare. Queste carpe asiatiche si nutrono delle larve di questi insetti, riducendone il numero.

Non liberare in corsi d’acqua “Con il tempo – spiegano gli ambientalisti del Wwf – sono emersi gli effetti collaterali di questa strategia. C. auratus è una specie alloctona ed altamente invasiva, nel nostro ambiente non trova predatori perciò si riproduce in maniera incontrollata. Questi pesci entrano in competizione per le risorse con le specie locali; inoltre mangiano le loro uova e possono introdurre nuove malattie, alterando notevolmente l’ecosistema locale e la sopravvivenza delle specie endemiche acquatiche. Per questo motivo non vanno assolutamente liberati in corsi d’acqua fluviali o bacini”.