Le voci della scuola/ “Difficile convincersi che siamo tornati al punto di partenza”

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Per la rubrica “Le voci della scuola”, riceviamo e pubblichiamo un nuovo intervento di una studentessa su questa difficile e, per certi versi, ancora confusa fase, dovuta probabilmente ad un virus che pochi immaginavano così energico e veloce (anche per nostre responsabilità). “Le voci della scuola” mantiene aperti i canali per confronti, confessioni, critiche e proposte. E speranze.

E’ difficile capacitarsi del fatto che siamo ritornati al punto di partenza, che un nuovo soffio di realtà e di contagi siano stati a sufficienza  per far crollare i castelli di carta che avevamo costruito in tutti questi mesi  con la speranza di tornare  a scuola come una volta o forse con l’illusione di chi pensava che bastassero i banchi con le rotelle e un po’ di distanziamento per evitare contagi.

Ci hanno riportati nuovamente ogni mattina, davanti ad una scuola “artificiale” chiusi in quattro mura al di fuori del quale vi è un mondo offuscato dal caos di chi pensa che la violenza sia la soluzione e dalla disperazione di chi tornando a casa la sera non sa cosa aspettarsi dal domani, quando la mattina seguente,  i raggi del sole filtreranno dalla finestra per dirci che c’è un nuovo  giorno da vivere, per continuare a combattere, per resistere.

Vi era già da tempo la certezza di una seconda ondata, perché al posto di prepararci a contrastarla, avendo tutta un intera estate per farlo, ci siamo preso il lusso di farci cogliere impreparati per la seconda volta? Perché le nostre vite si trovano sempre in bilico su decisioni mai prese o prese male? Perché in tutto questo tempo non si è risolto il problema del sovraffollamento sui trasporti pubblici e adesso richiudete di nuovo le nostre scuole insieme con le nostre vite? Perché uno Stato che ha in mano le vite e l’incolumità di un intero paese e di migliaia di persone, sapendo ciò che è giusto fare, non si prodiga a far rispettare le regole per il bene comune e sente il bisogno di chiamare gli influenzer sminuendo il valore stesso dello Stato che governa questo Paese? Perché c’ è un’assenza di controlli che probabilmente sarebbero più efficaci nel far rispettare le norme sanitarie?

E’ necessario, secondo alcuni, chiudere le scuole perché ritenute un efficace mezzo di contagio, non lo erano, invece, le discoteche e i locali l’estate scorsa? E per quale motivo non si sono prese altre precauzioni come dividere la classe in due gruppi, metà in presenza e metà in Dad, a rotazione? E tutto il denaro che hanno usato proprio per evitare questo ritorno ad una scuola “artificiale”, a cosa è servito se ci ritroviamo di nuovo a casa?

Inizio a pensare che non abbiate la consapevolezza di quanto sia importante la scuola; avete sulle coscienze la responsabilità che chiudendo la vita di noi studenti, soffocate il domani di questo paese e il nostro. Ci avete delusi! Avete chiuso le scuole quando il problema reale rimane sempre quello dei trasporti, di assembramenti all’esterno, avete approvato il coprifuoco alle 22:00 quando la comunità scientifica affermava che era necessario un coprifuoco alle 18:00. La salute e la sicurezza delle nostre vite la costruite su fondamenta che non si reggono in piedi. Perché al posto di preoccuparvi di inutili banchi con le rotelle non avete risolto invece il problema dei trasporti che necessita tuttora di una reale soluzione?

 Ci private della presenza che probabilmente è la rappresentazione più profonda del nostro essere ed esistere; A questo proposito, ci tengo molto a sottolineare le parole del professore e scrittore Alessandro D’Avenia: “Noi vediamo i ragazzi ma non li ascoltiamo, non li sentiamo. Se vogliamo cambiare davvero la scuola, dobbiamo partire da qui: restituire loro una Presenza e un Nome”. Noi abbiamo bisogno di parlare, di esprimerci, di essere guidati e sostenuti… e allora parliamo… facciamo sentire le nostre voci… le voci della scuola!

Francesca Vonghia – Liceo Galilei – Nardò