“Le voci della scuola”/ Dai pensieri in solitudine ad una conclusione incrollabile: “Vivete. Perché vi aspetta la felicità”

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L’atrio del liceo “Capece” a Maglie

“Le voci della scuola” che si avvia a fare silenzio con l’approssimarsi dei giorni cruciali degli esami di maturità, ospita oggi un elaborato proveniente dal Classico “apece” di Maglie. Tema (insospettabile prima del Coronavirus): la solitudine. E i suoi vantaggi.

Chi l’avrebbe mai detto? Sono passati solo due mesi dall’inizio del nuovo anno ed è successo il finimondo: l’Australia in fiamme, sfiorata la terza guerra mondiale, foreste di Chernobyl andate a fuoco, invasione di calabroni ed una pandemia che non si vedeva dai tempi dell’influenza spagnola. Che siano le piaghe d’Egitto ambientate ai giorni nostri? Ora come ora, tutto è possibile.

Nel mentre aspettiamo che gli alieni ci invadano, come ciliegina sulla torta, noi tutti siamo chiusi in casa, beh non proprio tutti, ci sono i medici che lavorano per noi e quelli che in barba a ogni decreto ministeriale e non curanti della già difficile situazione sanitaria, escono come se in corso non ci sia già il giudizio universale. Ma tralasciando eroi che combattono per noi e antagonisti molto discutibili, tutto sommato non trovo molta differenza tra la mia vita prequarantena e durante la quarantena.

Sono sempre stata una persona con pochi amici, o meglio nessuno, prima di adesso non uscivo mai se non per andare a scuola, ma ora che la scuola ce l’ho direttamente in camera, non ho più il benché minimo pretesto per uscire, quindi non posso crogiolarmi nello sconforto di non poter vedere le persone a me care. Non ho fatto granché in questi giorni, l’unica cosa che mi riesce davvero bene è pensare, pensare tanto, pensare di tutto.

I miei pensieri sono principalmente rivolti alla psicologia, all’uomo e alla sua esistenza e al suo tormento. È davvero spaventoso sapere di persone che sono sprofondate nella disperazione per il fatto di non poter più mettere piede fuori di casa. Perché? È così difficile rimanere con se stessi? In fondo, non si è mai soli quando si ha se stessi. Oppure, vi siete persi? Persi per rifugiarvi in qualcuno, o qualcosa, per sentirvi al sicuro. Non è così che funziona? Vi aggregate ad una massa poiché non siete soli, siete tanti, tutti uguali, e ciò dà un senso di potere e di invincibilità, almeno questo è quello che direbbe Freud.

Ma ora che siete separati, è un’agonia la solitudine, perché, forse da soli non riuscite a reggere la vostra esistenza, venite oppressi dall’insostenibile leggerezza dell’essere. Che sia quest’isolamento un momento di scoperta, o meglio, di riscoperta, di ritrovare se stessi in questa buia e aggrovigliata siepe, chiamata società, per poi accettarsi e amarsi perché si è imperfettamente perfetti, perché non bisogna cercare l’accettazione altrui, bensì la propria.

Sarebbe un po’ ridondante dire il solito “spero vada tutto bene” o “mi auguro torni tutto alla normalità”, quindi dirò: mi auguro che voi che avete perso qualcuno in questa guerra o che state solo vedendo il dolore di qualcuno, siate coraggiosi e vivete, vivete per chi non lo può fare più, vivete per poter dire io c’ero in quella guerra e ho vinto! Non fatevi tentare dalla disperazione, ma serrate i denti e andate avanti, tutti voi, non fatevi abbattere. Vivete, perché vi aspetta la felicità.

Emanuele Corvaglia – I A Esabac Liceo classico “Capece” – Maglie