Le pasquette a Gallipoli, Casarano e in altri paesi

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Foto storiche Carusa.it
Foto storiche Carusa.it

Pasquetta o “pascone” l’importante è trascorrere una mezza giornata all’aperto con uova sode, frittata e cozze crude che vengono aperte all’istante.  Fino alla fine degli anni Sessanta, meta preferita dai gallipolini era “alle sciardine”, sulla strada per Lecce quasi di fronte all’ex distilleria. La zona era chiamata così perché c’erano giardini e orti, con galline e qualche pecora. C’erano anche tanti alberi di gelsi che venivano raccolti stendendo ampi teli sul terreno. Agli ospiti veniva offerto formaggio fresco e fave “d’unguli”. Al termine si faceva una colletta da dare al proprietario delle “Sciardine”. La località si raggiungeva a piedi e al ritorno si sostava nella chiesetta del Carmine.

Anche l’isola Sant’Andrea (foto) era una meta per “lu pascone”, ma solo per chi disponeva di una barca. Per il fanalista che vi alloggiava stabilmente, era una festa, tanto che offriva ogni ben di dio che produceva sull’isola o comunque a sua disposizione, tra cui  cozze “rracanate” e “pitta” te patate. Altra meta erano le cave della zona di via Firenze (lì vi era anche una casetta dove Imbriani Scarpina confezionava fuochi d’artificio). Meta di gitanti era anche la spiaggetta delle “Fontanelle” dove sgorgava una fonte di acqua dolce. Ma le famiglie benestanti di Gallipoli trascorrevano la pasquetta nelle ville extraurbane di Sannicola o Alezio o nei casini di campagna di proprietà. Oggi meta della pasquetta sono le strutture balneari che popolano il litorale a sud di Gallipoli.

A Casarano, invece, la scampagnata di pasquetta ha, da sempre, fatto rima con quella del lunedì della Campana per la festa della santa patrona. Se il lunedì dell’Angelo (in alto nella foto d’epoca di “carusa.it”) prevede il pranzo nelle case di campagna ovvero l’uscita fuori porta a mare (con mete preferite Santa Maria di Leuca e le località del litorale ionico, tra le marine di Ugento e Gallipoli), ad una settimana di distanza è, invece, la collina della Campana a diventare punto di riferimento esclusivo. La tradizione (oggi in disuso) vuole, infatti, che la Madonna, protettrice della città insieme a San Giovanni Elemosiniere, venga “onorata” anche con il pic-nic in collina.

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