Lavori allo stadio “Capozza”, Comune garante

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Lo stadio comunale e, da sinistra, Gianni Stefàno e Paride De Masi
Lo stadio comunale e, da sinistra, Gianni Stefàno e Paride De Masi

PzzSlnt_32_01.inddCASARANO. Anche il Consiglio di Stato, dopo il Tar, dà ragione all’Istituto di credito sportivo e alla Virtus Casarano, giudicando illegittima la delibera con la quale il Comune aveva annullato la fidejussione a suo tempo concessa alla società calcistica per i lavori allo stadio “Capozza”. Per l’Ente, già in stato di dissesto finanziario, la conferma di una tegola da un milione e 350mila euro. I giudici amministrativi, anche in secondo grado, hanno confermato che tocca al Comune garantire per i lavori di ristrutturazione realizzati allo stadio dalla Virtus presieduta da Paride De Masi. “Illegittima” è dunque la delibera con la quale l’amministrazione Stefàno, nel giugno del 2013, annullò (in autotutela) la fidejussione concessa dallo stesso Ente nel gennaio del 2011 (sindaco Ivan De Masi) a garanzia del mutuo da un milione e 350mila euro concesso dal Credito sportivo alla società calcistica.

«A seguito di convenzione tra la società sportiva e l’amministrazione comunale per la gestione del campo sportivo – spiegano dalla Virtus – la società si è offerta di ristrutturare lo stadio mediante la realizzazione di cospicui lavori». Tra questi la realizzazione della nuova curva sud e la predisposizione di posti a sedere. «Tali opere, svolte interamente dalla società sportiva, hanno impegnato somme per oltre 2 milioni di euro, di cui due terzi finanziati mediante mutuo richiesto all’Istituto di credito sportivo e un terzo finanziato a fondo perduto dalla società calcistica», affermano ancora dalla Virtus. Secondo il Consiglio di Stato, l’Amministrazione comunale avrebbe ignorato “di bilanciare l’interesse pubblico derivante dall’annullamento consiliare della delibera – meramente finanziario – con quello, parimenti pubblico, già conseguito attraverso la totale ristrutturazione dell’impianto sportivo comunale, e avrebbe del tutto omesso di tener conto della posizione dei destinatari del provvedimento”.