L’antica arte dell’intreccio dei “panàri” insegnata a Patù dall’associazione Li Quattru catti

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Patù– Tornano il 6 e 7 dicembre, in località Li Puzzi a Patù, gli appuntamenti con il primo corso d’intreccio “Panàri salentini” a cura dell’associazione “Li Quattru Catti” presieduta da Marco Milo e dal vicepresidente Vito Picci. Domenica 2, nella prima giornata del corso, ai partecipanti è stato chiesto di munirsi di forbici da potatura e comodi vestiti perché, prima d’imparare l’arte l’intreccio è necessario conoscere e scegliere le materie prime da utilizzare, in questo caso ramoscelli di ulivo. Nei prossimi appuntamenti (a partire dalle ore 17) si svolgerà la fase di realizzazione dei cesti e verranno spiegate le tecniche dell’intreccio.

La prima giornata del corso ha visto un’attiva e attenta partecipazione ed ha incuriosito chi, anche da semplice spettatore ha voluto assistere all’incontro. «Nel nostro piccolo cerchiamo di tramandare le conoscenze e le tradizioni locali, affinché non vengano perdute. Il nostro impegno – affermano i membri fondatori dell’associazione – è quello di preservare e custodire le bellezze e le arti antiche che, senza la giusta sensibilità, potrebbero essere destinate all’oblio».

I panàri salentini Un tempo di uso universale, oggi i panàri sono diventati preziosi complementi d’arredo che raccontano la tradizione antica della terra salentina. La lavorazione, ancora oggi completamente manuale, richiede maestria, forza e pazienza. L’intreccio comincia legando alcuni segmenti duri di ramoscelli d’ulivo (i vinchi) attorno ai quali si fanno scorrere alcuni cerchi concentrici di vinchi; la struttura viene poi rivestita da diversi strati di canne intrecciate; infine si formano orlo e manico. Questi cesti venivano utilizzati in prevalenza per la raccolta dei frutti della terra nei tempi in cui le risorse scarseggiavano e l’arte dell’ “arrangiarsi” trasformava elementi semplici in capolavori.