L’accoglienza fa centro

2244

il centro Caritas di via Tagliamento

CASARANO. Sorgerà in via Tagliamento il nuovo “Centro di accoglienza” diocesano. Si tratta di un servizio che metterà in rete le varie Caritas parrocchiali cittadine “al fine di collegare le necessità del territorio con le risposte che siamo in grado di dare”, afferma don Tommaso Sabato, parrocco di “San Giuseppe e Pio”.

I lavori presso la struttura comunale sono già in fase avanzata e subito dopo l’estate saranno disponibili gli alloggi con 15 posti letto per il servizio di prima accoglienza che verrà prestato dalle suore della comunità “Nuova Pentecoste”. Il Centro può nascere grazie ad una convenzione sottoscritta tra la diocesi di Nardò-Gallipoli ed il comune di Casarano, l’ente proprietario dell’immobile (già nel recente passato sede dell’associazione “Primavera e vita”), che l’Amministrazione comunale intendeva, alcuni anni fa, trasformare in centro diurno per disabili.

«Nell’ultimo anno e mezzo le famiglie assistite, a vario titolo, dalla nostra parrocchia sono passate da 38 a 60, segno che la crisi è qualcosa di tangibile e di molto vicino. Noi continuiamo, nei limiti del possibile, nella nostra opera e con il nuovo centro – afferma don Tommaso – le suore continueranno a rendere il servizio che svolgono già ora, pur in difficili condizioni logistiche, potendo ospitare un maggior numero di persone in difficoltà».

Accanto alla prima accoglienza ci sarà anche il servizio dei pasti. «A quanti ci vogliano aiutare chiediamo anche di fornirci cose utili, magari elettrodomestici dismessi ma funzionanti», prosegue il parroco.

«Negli ultimi tempi – afferma, inoltre, Patrizia De Masi, referente della Caritas per la parrocchia “San Giuseppe e Pio” – è cambiata la tipologia delle famiglie che cerchiamo di aiutare. Si tratta di persone che appena pochi anni fa potevano definirsi benestanti, anche con due stipendi in famiglia, ma che ora si ritrovano in gravi difficoltà e senza prospettive concrete anche perché stanno via via venendo meno gli integratori sociali, quali la mobilità e la cassa integrazione, che per gli ex operai del calzaturiero erano un’ancora di salvataggio. In molti ora cercano soluzioni altrove, magari all’estero o nel nord Italia, spesso da parenti».

Mauro Stefano