“Il centro storico non è proprietà privata”: nota di commercianti e imprenditori dopo le proposte dell’associazione di abitanti e amici di Gallipoli vecchia

No a divieti che blocchino altre attività economiche

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Matteo Spada

Gallipoli – Non sono stati consultati nonostante contino 300 iscritti; non sono stati invitati agli incontri che si sono tenuti con componenti dell’Amministrazione comunale; non sono stati invitati neanche tutti gli assessori competenti su di un tema così trasversale, quale è il centro storico, i problemi attuali e il futuro: anche per questo l’associazione commercianti e imprenditori di Gallipoli esprime il suo rincrescimento all’associazione degli amici e residenti del centro storico presieduta da Roberto Piro. E lo manifesta con un comunicato a firma del presidente Matteo Spada.

Un “metodo sbagliato” “Non convogliamo sicuramente andare a creare una spaccatura sociale tra categorie e dunque associazioni. Associazioni – rileva Spada – che con fatica operano sul territorio e che in più occasioni non abbiamo mancato di elogiare e che raccolgono le istanze dei diversi portatori di interesse: cittadini, commercianti, sportivi, artisti, ecc. Va riconosciuto che la convivenza di più interessi (non per forza conflittuali tra loro) all’interno di un territorio così limitato negli spazi come la nostra città, può creare qualche problema, al quale solo il rispetto reciproco ed il dialogo può portare ad una soluzione condivisa”.

Divergenze anche sulle proposte “Se l’intenzione è quella di andare a migliorare la vita dei cittadini, bisogna tenere presente che questa passa anche dall’economia e dalle attività commerciali che operano sul territorio. Se si voleva arrivare ad una regolamentazione condivisa non era dunque necessario arrivare a questa rottura”, insiste Spada, per il quale accanto all’assessore al Centro storico, Biagio Palumbo, sarebbe stato opportuno anche sentire l’assessore al Commercio.

Regole più stringenti su occupazione del suolo pubblico; stop a nuove licenze; “zona satura” tutte le riviere e le principali vie del borgo antico; limitazioni alla trasformazione di abitazioni in b&b e ricettività varia; nuove politiche abitative con sgravi e incentivi per il ripopolamento della zona: queste in sintesi le richieste avanzate all’Ente ufficialmente dal sodalizio di Piro e che hanno suscitato commenti e polemiche anche sulle reti sociali.

Roberto Piro

“Il centro storico non è vostro” Si deve vedere la questione come un unico sistema, secondo gli operatori economici, composto da diversi fattori: i commercianti (“anche loro sono cittadini di Gallipoli, di una città di cui fa parte il centro storico; il reddito pro capite dei gallipolini per una buona fetta deriva dal centro storico; consistente anche l’apporto delle attività nel centro storico in termini di occupazione. “Siamo delusi che l’assessore Palumbo faccia delle riunioni senza invitare le categorie interessate”, si afferma tra l’altro, ma “se vogliamo che questi incontri possano incidere sulle logiche politiche, bisogna ovviamente considerare le necessità dei residenti; però, se è vero che una città è felice se i propri residenti sono felici, è altrettanto vero che se l’imprenditoria ha scelto di investire nel centro storico, venga data la possibilità agli imprenditori di non vedersi costantemente ostacolati”.

Disco rosso, insomma. escluso le richieste condivisibili di “un posto pulito, con i basoli, una illuminazione come si deve, un centro di assistenza al turismo, uno per informazioni ed altri servizi”. “Ma queste non sembrano essere le priorità degli amici del Centro storico, che vorrebbero addirittura appropriarsi del 50% della Cosap, contro ogni logica (e legge). Vorrebbero dunque rifarsi sui canoni pagati dagli stessi imprenditori che loro stessi combattono! Richiedendo poi un contemporanea “abbassamento delle tasse””, chiosa Spada.

Le conclusioni Per tutti questi motivi, “non si può vietare la creazione di altre attività; bisogna essere competitivi, sottostare alle leggi del mercato prim’ancora che a quelle dello Stato, perché il numero preciso di operatori in un centro storico li decide il mercato, ed investimenti, crescita e qualità non faranno altro che favorirne le selezione naturale”. i residenti del centro storico e la loro associazione infine “non possono assolutamente dettare le regole o comportarsi come se il centro storico fosse una realtà a parte o una loro proprietà: il centro storico è una risorsa di Gallipoli ed anche del Salento e non può essere assolutamente considerata una proprietà privata”.