“Gallipoli tour” con i Beirut. L’ode in musica alla “Città bella” gira negli Usa e Zack Condon racconta il fascino di quell’incontro

“Un antidoto alla nostalgia, o forse solo la fame di voler dare immortalità a un’esperienza rimasta sotto la pelle” scrive un critico musicale

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Gallipoli – Si è conclusa in Minnesota, al Palace theatre di Saint Paul, la prima settimana di tour dei Beirut, indie-folk band impegnata nella promozione del loro ultimo disco intitolato “Gallipoli”.

E’ già in archivio un’esibizione live al Late Show di Stephen Colbert, comico e presentatore tra i più apprezzati e seguiti nel panorama televisivo americano; Zach Condon e i suoi compagni di viaggio si sono esibiti finora in Pennsylvania, New York, Montreal, Toronto, Wisconsin e in Illinois.

Dopo tre giorni di riposo, il tour che porta in giro la band di Santa Fe (New Mexico) e “Gallipoli” ha ripreso dal Canada (Vancouver) ieri, precisamente dall’Opheum theatre. Oggi il tour tocca il Paramount theatre di Seattle e domani l’Arlene Schnitzer concert hall di Portland, sempre negli Usa e sempre davanti a migliaia di persone alle quali Condon spiega tra l’altro, il perché della denominazione del loro ultimo prodotto con il nome della  cittadina del Sud Salento che l’ha tanto affascinato durante una breve e casuale visita.

ll tour “Gallipoli 2019” – poiché il gruppo americano ha chiamato anche il tour con il nome della “città bella” – arriverà in Europa verso la fine di marzo, con la prima data il 30 a Berlino per poi proseguire in Inghilterra, Francia, Spagna, Belgio e in Italia con la data del 18 aprile all’Alcatraz di Milano.

Quell’organo Farfisa Pubblicato dall’etichetta 4AD come il loro precedente “No No No” del 2015, “Gallipoli” “è stato concepito, nella mia mente, quando finalmente sono riuscito a portare il mio vecchio organo Farfisa a New York, dalla casa di Santa Fe dei miei genitori”, ha raccontato Zach Condon ai media. I lavori sono iniziati a Berlino e New York e portati a termine durante il soggiorno della band a Guagnano, presso il Sudeststudio di Stefano Manca. (nella foto Zach Condon)

L’incontro ispiratore in centro storico È proprio durante le settimane di lavorazione che ha preso forma la title track dell’album, la canzone che dà il nome a tutta l’opera. Come è ormai noto, l’incontro con la processione nel centro storico, la statua del santo e la banda di ottoni, i fuochi d’artificio e dalla luna alta sopra il faro, ha talmente ispirato il leader del gruppo che “il giorno seguente – ha ricordato – scrissi il brano in una sola sessione, facendo pausa solo per mangiare”.

La canzone, definita dalla rivista musicale britannica Nme (New musical express) come “un trionfante walzer pop-folk, pieno di tamburi saltanti e della vellutata voce di Condon che galleggia leggera sulla musica”, è un’ode alla città della costa ionica, una cartolina distante anni luce da quelle della movida estiva.

“Un antidoto alla nostalgia, o forse solo la fame di voler dare immortalità a un’esperienza rimasta impressa sotto la pelle”, scrive Cristina Palazzo de “L’Indiependente”, magazine internazionale di musica cultura e arte indipendenti.

“Gallipoli” rispetta inoltre la lunga tradizione dei Beirut di intitolare le loro canzoni alle città del mondo, come Corfù in Grecia e Perth in Australia, abitudine che il frontman del gruppo considera “quasi una situazione psicoanalitica” di cui però non riesce a spiegarsi il motivo. Intanto ha scritto: “Raccontiamo storie per farne parte, o per essere risparmiati al dispiacere”.