Gallipoli rinnova la fede per Sant’Agata. Per il solenne Pontificale torna mons. Caliandro

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Gallipoli – Pur senza la tradizionale processione (a causa del Covid) coi busti argentei dei Santi patroni, e la consueta folta partecipazione di popolo, anche quest’anno Gallipoli tributerà dovuti onori a Sant’Agata (già Patrona dell’antica diocesi di Gallipoli) e attuale Compatrona (assieme a San Gregorio Armeno) della diocesi di Nardò-Gallipoli.

I festeggiamenti culmineranno, venerdì 5 febbraio, col solenne Pontificale (alle 18,30) presieduto nell’omonima cattedrale, nel centro storico, dall’arcivescovo di Brindisi-Ostuni Domenico Caliandro (già vescovo di Nardò-Gallipoli), concelebrato dal vescovo ospitante mons. Fernando Filograna e dai diversi sacerdoti diocesani.

Riti con i due vescovi

Pur con le stringenti misure anticovid, non mancherà dunque un evento di fede che si rinnova in città  da quasi un millennio. Dopo la recita del Rosario (alle 17,30) e il canto dei secondi Vespri, il Vangelo della solenne celebrazione liturgica sarà proclamato in lingua greca, per rievocare il periodo in cui nella Chiesa “gallipolitana” si osservava il rito bizantino.

Altra ultrasecolare tradizione (la sola risparmiata dalle recenti disposizioni emanate da mons. Filograna), è, alla fine del Pontificale,  la processione all’interno della basilica con la statua argentea della Santa “portata a  spalla” dai sacerdoti gallipolini, nel tratto che va dal presbiterio all’altare di S.Agata, per la venerazione delle reliquie e il canto dell’inno “Stans beata Agata”, che poi conclude le celebrazioni.

Le dirette  

«Non potendo, però, contenere il solito numero di fedeli di ogni anno, per via del distanziamento e dei posti da riservare ai sacerdoti concelebranti e alle autorità civili e militari – fa sapere sui social  l’emittente “La Sentinella”, a nome del parroco della cattedrale mons. Piero De Santis – la cattedrale verrà chiusa non appena si sarà raggiunta la capienza massima». Il consiglio è dunque quello di partecipare alle messe del mattino (alle 9 e alle 11) o di seguire le varie dirette televisive ovvero sui canali social della diocesi e della parrocchia.

Tra gli appuntamenti che precedono la festività va segnalato quello di mercoledì 3 febbraio (a conclusione del Novenario), a cura dei responsabili della Lega Italiana Tumori (Sant’Agata è infatti la protettrice del seno), guidati dalla referente locale Preziosa Portoghese e dall’oncologo Giuseppe Quarta (che relazionerà sul tema della prevenzione), che accenderanno il cero all’altare della santa, che resterà acceso sino alla fine della festa. Altro appuntamento, giovedì 4 (vigilia della solennità), alle ore 19 sempre in cattedrale con la riflessione artistico-culturale “Militat omnis amans”, a cura delle associazioni Amart (presidente Eugenio Chetta) e Poiefolà (presidente Roberto Treglia).

La devozione

La devozione alla Santa martirizzata a Catania nel 251 d.C., trae origine dal prodigio che la fede fa risalire all’8 agosto 1126 quando in località “Pizzo” venne ritrovata, in bocca a un bambino che la succhiava, una delle due mammelle recise alla martire catanese, secondo alcune fonti finita in mare da un veliero che ne trasportava il corpo a Catania, durante un temporale.

La reliquia è rimasta custodita a Gallipoli, in cattedrale, che nel frattempo fu intitolata alla santa, sino al 1399, quando il principe di Galatina Raimondo Orsini Del Balzo la trasferì con un pretesto nella sua città, dove si trova tuttora nella basilica di Santa Caterina d’Alessandria. È sempre di questi giorni poi l’iniziativa del poeta gallipolino Oreste Scorrano tesa a superare l’”antica ferita” inferta alla città, che ha scritto al Santo Padre, chiedendo il suo autorevole intervento teso alla restituzione della reliquia.