Gallipoli – E il centro storico, la città vecchia, la “padella”, torna a far parlare di sé dopo averne ascoltate già tante, soprattutto durante la bella stagione. Il documento dell’associazione degli abitanti e amici dell'”isola” a firma del presidente Roberto Piro ma rappresentativo delle posizioni anche di altri sodalizi, ha suscitato reazioni, irritazioni ma anche alla fine inviti al dialogo, visto che “il centro storico è di tutti”, come si sostiene, almeno a parole.

Tirata in ballo dall’associazione di commercianti ed imprenditori di Matteo Spada, l’Amministrazione comunale non se l’è fatta dire due volte. “La regola che le associazioni non possono pretendere di dettare le regole vale per tutti”: mette questo punto fermo l’assessore delegato dal Sindaco Stefano Minerva ad occuparsi proprio del Centro storico, cioè Biagio Palumbo.

L’altra prassi richiamata è quella del’ascolto di tutte le componenti della comunità gallipolina e del fare sintesi tra proposte e soluzioni ricevute e programmi propri del’Amministrazione comunale. Per cui, così come l’assessore aveva tenuto un incontro con l’associazione di Spada, lo stesso ha ritenuto di poter fare con quella di Piro.

Biagio Palumbo
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Se sul metodo che verrà seguito non ci piove, almeno a giudicare dalla nettezza delle annotazioni di Palumbo, qualcosa da rivedere c’è sulle regole: “Non è condivisibile, se non addirittura sconcertante, il parere del presidente dell’Associazione dei commercianti ed imprenditori quando sostiene che bisogna assoggettarsi alle logiche del mercato, ben prima delle norme statali e comunali. Neanche nella patria del capitalismo, gli Stati Uniti d’America, il mercato prevale sulle leggi statali e federali”.

Regole, dunque, magari condivise ma necessarie, come quelle che si stanno cercando – anticipa l’amministratore – per affrontare e risolvere l’annosa questione dei parcheggi. E’ in corso un censimento delle auto degli effettivi residenti nel borgo antico, su cui sono state incontrate nei giorni scorsi diverse associazioni della città.

Respinto al mittente anche un altro assunto del sodalizio presieduto da Spada: “Altrettanto non condivisibile è l’affermazione secondo cui, se gli imprenditori scelgono di investire nel centro storico, deve essere data loro la possibilità di non vedersi costantemente ostacolati. Quali siano gli ostacoli che questa amministrazione ed anche le precedenti avrebbero posto in essere nei confronti degli imprenditori non è dato di sapere. La proliferazione e l’espandersi dell’imprenditoria privata sotto forma di b&b, ristoranti e trattorie sembrerebbero dimostrare l’opposto”.

La conclusione “Nella città vecchia – conclude Palumbo – occorre pensare a tutti: commercianti, imprenditori ed abitanti, e per stare bene tutti ognuno deve pure rinunziare a qualcosa, nel rispetto di valori culturali, sociali e del vivere civile”.

Ultima “attenzione” a quanti tengono i propri esercizi chiusi nei lunghi mesi invernali: “Bisogna riflettere, commercianti in primis, sul perché molti esercenti preferiscono chiudere durante l’inverno, sazi di quanto raccolto durante la primavera e l’estate, rendendo però l’antico borgo quasi un mortorio in autunno ed inverno. In questo caso la soluzione non può essere certamente assicurare ampliamenti delle aree a loro riservate…”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Replica anche dagli Abitanti del centro storico. Di “approccio superficlale” e di “difesa di posizioni acquisite senza lo sforzo di una visione di prospettiva” si parla in una nota dell’associazione che ha aperto la discussione, asperità comprese. “Senza una seria politica abitativa – si ribadisce . il centro storico è destinato sempre di più un borgo fantasma esclusi quei tre mesi estivi”.

“Crediamo di avere titolo a pretendere condizioni di vivibilità e di rispetto delle norme anti inquinamento acustico ed ambientale, di igiene e pulizia degli spazi destinati al pubblico; pretendiamo il rispetto per la dignità e la salute delle persone, messe a rischio gravemente da alcune situazioni troppo a lungo tollerate”, si afferma nella nota diffusa oggi.

Ma si porge anche un ramoscello di ulivo: “Per questo, ribadiamo la nostra disponibilità al confronto, anzi è già pronta una specifica iniziativa in tal senso, ben consapevoli di non essere noi proprietari esclusivi della parte più bella della città”. Dopo aver sgomberato un equivoco (“nessuno ha mai chiesto la chiusura di attività oggi esistenti, bensì una programmazione per gli anni a venire, e questo non può che tornare utile alla stessa categoria”, Piro chiama all’unità per una “battaglia di civiltà che non può vederci su fronti contrapposti”.

 

 

 

 

 

 

 

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