Gallipoli, anche una bomboletta spray incastra l’autore delle minacce a Ria e a due avvocati gallipolini. Per un’assunzione sfumata dieci anni di rancore

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Gallipoli – C’è una mancata assunzione presso un istituto privato di vigilanza alla base delle minacce comparse in città e rivolte all’ex parlamentare e Presidente della Provincia, Lorenzo Ria. Ma Ria, residente a Corigliano d’Otranto e originario di Taviano, è stato solo l’ultimo di una catena di cui fanno parte anche due avvocati gallipolini che avevano ricevuto lo stesso trattamento in marzo.

Questo l’insperato risultato (maturato in pochissimi giorni) delle indagini condotte dalla Digos (la polizia specializzata in indagini a sfondo politico-istituzionale) e dal commissariato di polizia di Gallipoli. Indagini lampo e risultato assicurato con relativa denuncia. Il responsabile sarebbe un uomo di 42 anni, di Gallipoli, senza alcun precedente penale.

L’aspirante vigilante e un rancore durato 10 anni

Dall’esito delle indagini è emerso che l’autore delle minacce sarebbe stato spinto da un rancore, maturato per circa dieci anni,  nei confronti dell’istituto di vigilanza “Velialpol”, per un’assunzione non andata a buon fine, come il diretto interessato sperava.

L’aspirante vigilante si era convinto che nessuno gli avesse dato un aiuto per realizzare il suo desiderio “nonostante, a suo dire, avesse chiesto l’intervento delle autorità e dei professionisti fatti oggetto, anche loro, delle scritti minacciose”, si legge in un comunicato ufficiale.

Le prime minacce in marzo 

I fatti delittuosi risalgono al 21 ed al 23 aprile scorsi quando sono apparse, in diversi punti di Gallipoli, scritte minacciose nei confronti di Lorenzo Ria oltre che nei confronti dell’istituto di vigilanza. “Ancor prima, esattamente il 14 ed il 19 marzo scorso, erano invece apparse scritte minacciose nei confronti degli avvocati gallipolini Luigi Suez e Fabrizio Ferilli.

Le indagini sin da subito hanno portato, nel pomeriggio di ieri, all’individuazione dell’autore delle minacce aggravate e continuate e degli imbrattamenti sui muri dello Stadio comunale di Gallipoli e sui muretti a secco del lungomare gallipolino, reati per i quali l’indagato è stato denunciato all’Autorità giudiziaria.

Confronto calligrafico e appostamenti

Decisivi per l’indagine il confronto calligrafico tra le scritte rinvenute a marzo ai danni dei due liberi professionisti, e quelle rinvenute nei giorni scorsi a carico dell’on. Ria e dell’istituto di vigilanza, fino al sequestro della bomboletta spray rinvenuta per strada e risultante dello stesso colore con cui erano state realizzate le scritte di aprile.

Ma gli agenti hanno ricostruito l’accaduto anche tramite l’attività di appostamenti anche notturni e la visione di pochissime immagini di videosorveglianza. L’azione di una unica mano ha portato gli agenti del Commissariato di Ps di Gallipoli ad addebitare ad un’unica persona la realizzazione di tutte le scritte minacciose.