Epidemia Xylella: individuare i focolai e prevenirli, la nuova frontiera. Da studio Ue aggiornato conferme e incertezze. Non è al sicuro neppure la Scandinavia

Batterio imbattibile; cure chimiche e biologiche producono temporanei sollievi ma non guariscono le piante attaccate

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Gallipoli – Dall’ottobre 2013 ad oggi una certezza resta purtroppo incrollabile: la Xylella con le sue sottospecie non è curabile. L’ultima conferma autorevole, in ordine di tempo viene, viene da Parma, dove ha sede l’Efsa, l’Autorità per la sicurezza alimentare dell’Unione europea. I trattamenti chimici e biologici producono solo temporanee riprese.

Il gruppo di esperti scientifici sulla salute dei vegetali PLH (Plant Health) ha aggiornato il voluminoso dossier sulla malattia epidemica che ha colpito per la prima volta l’Europa, che si è manifestata e fatta riconoscere proprio cinque ani e mezzo fa nella zona Gallipoli-Taviano ai danni di alcuni uliveti. Va detto che anche questo dato viene ribadito, a scansi degli equivoci prodotti da coloro che hanno affermato di “averla trovata” una decina di anni prima.

Le cure chimiche e biologiche L’Efsa scrive che “non esiste ancora un modo conosciuto per eliminare il batterio da una pianta malata”. Aggiunge anche, cercando di mettere in guardia da facili soluzioni e scorciatoie, che “in esperimenti recenti è stata valutata l’efficacia di misure di controllo chimico e biologico: i risultati mostrano che esse possono ridurre temporaneamente la gravità della malattia in alcune situazioni ma non vi sono prove che possano eliminare Xylella fastidiosa in condizioni di campo per lungo periodo”.

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Le zone cuscinetto Da qui l’importanza di applicare “le misure di controllo specificate dalla Commissione europea per evitarne la diffusione e per eradicare i focolai già in atto”. Come novità si aggiunge che l’attuazione di  zone cuscinetto di dimensioni diverse per controllare un’area infetta “abbia una efficacia relativa”.

Altra novità riguarda le variazioni della fase asintomatica, il tempo cioè che separa l’infezione dal suo manifestarsi: non è uguale in tutte le condizioni e per tutte le piante a causa di diverse combinazioni tra pianta ospite e sottospecie del batterio. Altra materia per ricercatori, che finora hanno comunque individuato due cultivar che resistono agli attacchi che fanno seccare gli ulivi ed anche altre specie arboree e non.

Le simulazioni con tecniche computerizzare focalizzate sulle distanze e sulle diverse condizioni, hanno indicato ancora una volta l’insetto vettore già noto, la Sputacchina media, come il maggior killer attualmente in azione, consigliando di ridurre al minimo il tempo tra l’individuazione della infezione e l’attuazione di quanto previsto in casi del genere, cioè la rimozione e l’istituzione di un’area delimitata.

Altra raccomandazione: l’immediata comunicazione delle novità in materia di rinvenimenti colpiti dal batterio da quarantena, “uno dei batteri delle piante più pericoloso al mondo” e che conta finora quattro sottospecie individuate in Europa: Fastidiosa, Pauca, Multiplex, Sandyi. Ne sanno qualcosa, oltre che l’Italia (Toscana, oltre la Puglia), Portogallo (Porto), Francia (Corsica, Provenza, Costa azzurra), Spagna (Valencia, Madrid, Isole baleari).

Pure la Scandinavia La Xylella insomma è un brutto affare europeo ormai. Che non taglia fuori neppure la Scandinavia. Lo studio sugli aspetti climatici hanno evidenziato che la Multiplex e la Fastidiosa “hanno un maggiore potenziale di stabilirsi nel Nord Europa rispetto alle altre sottospecie”.

Restano parecchie aree d’incertezza, come ha dichiarato uno degli esperti del gruppo Plh alla fine dello studio aggiornato, “ma siamo pervenuti ad alcune conclusioni importanti che aiuteranno i gestori del rischio, i valutatori del rischio e i ricercatori”. Stephen Parnell, questo il suo nome, sottolinea che dal loro precedente parere scientifico, datato 2015, “si è resa disponibile una grossa mole di informazioni in gran parte grazie a progetti Ue come Ponte e XF – Actors” che hanno fatto avanzare la conoscenza del fenomeno inedito.

Come superare le incertezze?  “E’ fondamentale continuare – queste le conclusioni – a investire in ricerche che possano aiutarci non solo a controllare i focolai epidemici ma anche a prevenirli”. Per ora, un sogno con insorgenze da incubo.

 

 

 

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