Edificabilità nei 300 metri dal mare: una considerazione sulla sentenza del Tar Puglia

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La costa tra Mancaversa e Torre Suda

Intervengo pubblicamente perché non posso rimanere indifferente rispetto alla tematica introdotta dall’ultima recente sentenza del Tar Puglia-Lecce, ampiamente dibattuta sulla stampa e sui media, circa un contenzioso amministrativo riferito alla edificabilità o meno di un lotto tipizzato “B” di completamento edilizio nella fascia dei 300 metri dal mare ubicato alla Marina di Mancaversa – frazione di Taviano, la mia città.

Nell’urbanistica di oggi, è vero, ci si aspetta un cambio di passo, si spera sinceramente in un coraggioso cambiamento fatto di interventi di recupero di aree vuote e abbandonate, di attività per la demolizione e realizzazione di aree verdi e di nuovi giardini urbani per la collettività, senza nuove invasive, inutili e dannose cementificazioni. Nel merito l’avv. Alberto Grimaldi, quale legale officiante dinanzi al Tar, ha già pubblicamente precisato e circoscritto il perimetro d’interesse della sentenza Tar Lecce . 

Si tratta, nel caso, di una edificazione possibile solo a certe condizioni nei 300 metri dal mare per zone già edificabili e tipizzate “B” secondo il Programma di fabbricazione di Taviano del 1971 e del successivo Prgc approvato e vigente dal giugno del 2001. Vale a dire che la sentenza del Tar adito tutto è fuorché un improprio “…evviva il cemento! “.

Il tema è molto netto: si vuole sì tutelare l’ambiente, ma senza penalizzare la previgente pianificazione legittima in condizioni di realtà e di contesto specifiche e ben controllabili. Se poi si vogliono scatenare pulsioni di maniera e una “furiosa” reazione para ambientalistica… beh, a me pare un’altra questione ! 

Occorre ricercare quasi “volumi zero”, per evitare che gli unici zeri siano quelli del coraggio e del cambiamento. E tanto dimostrando tutti attenzione e sensibilità, collegiali e plurali. Oggi, in urbanistica, per giustificare e coprire lo sfruttamento del suolo, a volte viene usato il nobile intento dell’edilizia sociale per famiglie in difficoltà. Non dovrà essere così. Per i Comuni sono tanti i modi per aiutare davvero le fasce disagiate ad avere un alloggio. Per esempio quanti sono quelli sfitti in città? Perché non incentivare l’utilizzo degli immobili vuoti? Perché dobbiamo consumare ulteriore territorio?

Ci sono, quindi gli strumenti anche per localizzare al meglio gli alloggi di edilizia sociale e le connesse urbanizzazioni. Con un nuovo Pug serve semplicemente “aiutare” le aree già tipizzate di espansione ad essere ben attuate, limitando le nuove previsioni insediative, poche, solo ad operazioni sensate di “riammagliatura territoriale”.

Certo, se emergono pareri non motivati bene o distonici, come fa il Tar a non intervenire? È ben motivato il parere circa il recupero di un muro a secco con correlato cancello d’ingresso quando si prescrive, al posto del cancello tradizionale la posa di una “…catena amovibile…?”. Oppure quando a trenta metri dal mare si prescrive per un coronamento d’attico non un rivestimento in pietra locale di mater gratiae, ma, al contrario, “…una …staccionata in metallo?”.

L’esercizio di un potere discrezionale va sempre ben motivato, questo il senso della sentenza del Tar Puglia-Lecce. Perché un potere non “regolato” significa un potere “non controllabile” nella sua genesi e nella sua applicabilità. Nulla di più, nulla di meno. 

Credo che la politica del territorio comunale deve imparare anche, e non solo, dal Coronavirus che dobbiamo semplicemente…cambiare il rapporto con l’ambiente, il nostro più prezioso alleato, con il paesaggio e anche con… la storia!

Francesco Longo – Taviano