“Ebenezer Scrooge nella Kalè Polis”, Danny H. Cortese

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danny corteseMarley era morto, ma questo già lo sapete, e conoscete anche la storia dei tre fantasmi del Natale passato, presente, e futuro, che in una notte di tanti anni fa vennero a farmi visita facendomene passare delle belle, fino a che non mi fecero rinsavire dalla cupidigia e tirchieria, convertendomi al rispetto e all’amore verso il prossimo.
Quello che però non sapete è quanto accadde dopo, quando ormai finalmente ravveduto, avevo imparato a prendermi cura degli altri onorando tutte le feste comandate, Natale in testa, e se non felice, almeno sereno, attendevo il tramonto della mia esistenza.
Anche questa volta, fu grazie, o per colpa, fate un po’ voi, del mio caro e adorato nipote Fred, che di ritorno da una vacanza in Italia, mi raccontò di essere stato in una regione del Sud chiamata Salento, e di aver soggiornato in una bellissima cittadina di nome Gallipoli.
Per tutti i giorni nell’arco di un’intera settimana, Fred continuò a raccontarmi della sua vacanza, descrivendomi ogni particolare di quella città divisa in due parti: una antica quanto la storia che sorgeva sopra un’isola, e una moderna ricca di negozi, piazze, giardini, lidi, cinema, teatri e alberghi, tanti tantissimi B&B, e perfino la redazione di un giornale, che in pochi anni era diventato la voce di un intero comprensorio.
“Dovresti andarci, zio, ti assicuro che ne vale la pena.” Mi disse Fred con gli occhi che gli luccicavano.
“Viaggiare non è più per me, caro Fred, ma ti ringrazio di avermi reso partecipe di questa tua esperienze.” Risposi abbracciandolo, mentre lo accompagnavo alla porta.

Non appena Fred ebbe chiuso il portone del palazzo, corsi subito alla scrivania ed accesi il computer, non avevo mai avuto molta dimestichezza con quella diavoleria, ma almeno sapevo come fare una ricerca, e così digitai: G A L L I P O L I sulla pagina di Google, ed iniziai a leggere tutto quanto mi fu possibile trovare.
Quando ebbi finito, l’alba del nuovo giorno si era già affacciata dalla finestra, ma non ero per niente stanco, anzi una decisione si era ormai fatta strada dentro di me; mi sarei trasferito a Gallipoli.
Certo la cosa poteva sembrare azzardata, alla mia età non è che certe cose si possono fare su due piedi e bastone, ma a Gallipoli c’era il sole, e questo avrebbe di sicuro giovato alle mie ossa ormai infradiciate dall’umidità londinese.
Così mi recai all’aeroporto e lasciai Londra alla volta della Kalepolis.

Appena arrivato, mi sistemai in una casa in affitto.
Non fu difficile trovarne una rigorosamente a uso foresteria da liberare entro la fine di maggio, così cominciai ad aggirarmi nella mia nuova città, pronto ad acclimatarmi e fare conoscenza con i miei nuovi concittadini.
All’inizio non deve essere stato facile per i miei nuovi concittadini abituarsi a un vecchietto che girava in marsina e tuba.
Qualcuno a ragione, avrà pensato che mi mancasse qualche rotella, ma poco importava, a me la città piaceva, e ci avrei passato volentieri il resto dei miei giorni.
Dopo qualche mese, quando ormai avevo fatto conoscenza con quasi tutti gli abitanti del posto, decisi di dare una grande festa, dove avrei fatto un annuncio pubblico importante.

Anche Piazzasalento pubblicò la notizia con tanto di titolo in grassetto: EBENEZER SCROOGE SCENDE IN CAMPO? Il finanziere londinese si candida a sindaco della cittadina jonica.
Invitai tutti, ma proprio tutti: ex onorevoli, ex senatori, ex primo ministro, ex sindaci, ex assessori, ex consiglieri comunali, insomma tutti gli ex che fui capace di trovare sull’elenco del telefono, e credetemi erano davvero in tanti.
Durante la festa, ad un certo punto come era uso fare dalle mie parti quando si vuole fare un annuncio importante, presi un calice e con un cucchiaino, cominciai a batterci sopra per attirare l’attenzione dei presenti.
Tutti i presenti ammutolirono mostrando sorrisi a trentadue denti.
Ringraziai tutti per l’ospitalità che avevo avuto fino a quel giorno, e ribadì quanto fossero fortunati i gallipolitani di vivere in un simile paradiso, fatto di bellezza, tradizioni, arte, e donne e uomini magnifici.
Poi dissi che mi sarei augurato con tutto il cuore e tutto me stesso, che il futuro sindaco, forse presente in quella stanza, e che da lì a qualche mese avrebbe ricevuto l’onore e l’onere delle chiavi di Palazzo Balsamo, si potesse fare carico dei tanti problemi della collettività, con fermezza, onestà, e autorevolezza nel rispetto della legge, lungi da scandali e compromessi di potere.

Ed a tutti augurai di ricevere, almeno una parte del bene, che con tanta comprensione mi avevano elargito, senza dover scendere a compromessi di potere.
Appena finì di parlare, quasi tutti, uno dopo l’altro salutarono e lasciarono la casa, e io intuì che di sicuro avevano impegni molto più importanti che restare a gozzovigliare alla festa di un povero vegliardo.
Qualcuno restò fino alla fine, e fummo in pochi a gustarci un cognac accompagnato da un sigaro seduti accanto al fuoco del camino.
Tra qualche giorno è Natale, ed io ripartirò per l’Inghilterra, Fred mi aspetta e non c’è festa dell’Avvento se non lo si passa in famiglia, o comunque con le persone a cui si vuole veramente bene, ma a Gallipoli ci ritornerò, sempre, a patto che le mie vecchie ossa me lo permettano.

Adesso è davvero tutto, questo è quanto non sapevate e che il vecchio caro Charles Dickens non vi aveva raccontato.
Si è fatto tardi, vado a preparare i bagagli.
Buon Natale.

Danny H. Cortese – Gallipoli