“E’ compatibile quel mega impianto fotovoltaico su terreno agricolo?”: interrogazione urgente all’assessore regionale

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Nardò – C’erano già state attenzioni per insediamenti fotovoltaici su quelle decine di ettari, nei pressi della Pista del “Nardò Technical center” sulla via per Avetrana, nel 2012. Quella procedura risulta ad oggi sospesa. Non gli interessi degli imprenditori per la produzione di questo tipo di energia con modalità intensive.

La segnalazione è dell’associazione Forum Amici del territorio, ripresa dal consigliere regionale Cristian Casili (foto) che ha oggi presentato sul caso sorto a Nardò una interrogazione urgente all’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Francesco Stea. Si chiede di sapere se il progetto “è coerente rispetto al contesto dei luoghi”.

Al centro il progetto venuto da Bressanone

Al centro dell’interrogazione dunque c’è adesso la realizzazione di un mega impianto fotovoltaico della potenza di 46,615 MW, presentato dalla società di Bressanone Tecno Energy, con 99mila pannelli solari su di un terreno agricolo di 44 ettari, su cui si sono detti contrari sia l’Amministrazione comunale che i consiglieri che siedono all’opposizione.

“Ancora una volta – afferma Casili – siamo davanti a progetti che prevedono la realizzazione di grandi centrali che non fanno altro che accentuare la trasformazione del paesaggio rurale e il  consumo di suolo. Bisogna tutelare il territorio salentino, che sta già subendo danni enormi a causa della Xylella”.

 

“Quel contesto è idoneo?

“Per Casili “è importante tener conto sia del documento di aggiornamento del Pear, che pone l’attenzione sulla necessità di rendere coerente lo sviluppo delle energie rinnovabili con la qualità e l’identità dei diversi paesaggi della Puglia e  di circoscrivere gli ambiti di diffusione delle Fer di taglia industriale nelle aree industriali, sia del Piano paesaggitico territoriale regionale (Pptr) che promuove una tendenza per disincentivare la localizzazione di impianti rinnovabili in territorio agricolo concentrando gli stessi nelle aree produttive, sulle coperture di abitazioni, parcheggi, edifici commerciali, ecc”.

Il giallo degli ulivi “Come rilevato dall’Associazione Forum Amici del territorio risulterebbe che nel corso degli ultimi decenni – evidenzia il consigliere regionale – quei suoli abbiano subito profondi mutamenti sia di carattere paesaggistico che agricolo. Dalle ortofoto aeree e satellitari, messe a disposizione dal Geoportale Nazionale e dalla Regione Puglia infatti si osserva che tra 2001 e il 2005, su quei terreni sarebbe  stato collocato un impianto intensivo di olivi con circa 15.000 piante presenti, di cui si sarebbe persa traccia tra il 2011 e il 2012, tanto che allo stato attuale risulterebbero solo pochi viali alberati”.

Gli ulivi prima piantati poi “scomparsi”

Una denuncia da approfondire “Ho ritenuto necessario – spiega Casili – approfondire quanto denunciato dall’associazione e chiedere alla Regione se sia stata verificata da parte degli enti competenti la sussistenza di autorizzazioni idonee allo svellimento delle piante di ulivo e se non intendano approfondire attentamente la compatibilità del progetto che trasformerebbe il paesaggio rurale”.

Perdita di suolo agricolo Obiettivo del consigliere pentastellato è “evitare che la diffusione indiscriminata di queste tipologie di impianti su suolo agricolo possa generare pressioni eccessive sul territorio interessato: l’installazione di simili impianti comporta una sottrazione di suolo agricolo per un periodo di circa 25 anni. La conseguenza è che i suoli, a seguito della dismissione degli impianti, saranno difficilmente restituibili all’uso agricolo. Non possiamo permettere che questo accada”.