Dopo 43 anni, ad una svolta le indagini sulla scomparsa di Mauro Romano: si stringe il cerchio su un “amico di famiglia”

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Racale – Dopo 43 anni, sembrano giunte davvero ad una svolta decisiva le indagini sulla scomparsa di Mauro Romano, il bimbo svanito nel nulla dal 21 giugno 1977. In queste ore gli investigatori avrebbero stretto il cerchio su di un 70enne di Taviano, un amico di famiglia di cui Mauro si fidava e che era solito chiamare “zio”.

Sarebbe lui il presunto sequestratore che quel giorno di 43 anni fa fece salire Mauro, che all’epoca aveva appena sei anni, sul suo moto Ape per condurlo forse in un luogo appartato. Ma gli ultimi sviluppi riaccendono speranze ormai neppure immaginate dagli stessi genitori: potrebbe anche darsi che il sequestro non abbia avuto finalità sessuali e potrebbe non essere sfociato in un omicidio. La strada potrebbe essere quella del mercato dei bambini.

Se l’ultima pista è quella giusta, verrebbero meno i sospetti nei confronti del 71enne arrestato lo scorso febbraio a Taviano con l’accusa di aver compiuto numerosi abusi di carattere sessuale nei confronti di minori (tra il gennaio 2018 e l’aprile 2019): quest’ultimo nome veniva collegato a doppio filo con il caso Romano anche per essere stato già condannato per aver cercato di estorcere del denaro ai genitori di Mauro proprio in relazione alla sua scomparsa. Si tratterebbe di un mitomane, forse violento con altri bambini, ma non il responsabile della scomparsa di Mauro.

A richiedere con insistenza in Procura la riapertura delle indagini sono stati i genitori del piccolo sostenuti dall’avvocato barese Antonio La Scala, il legale di famiglia che da anni segue la vicenda. Alcuni mesi vennero pure eseguiti degli scavi in una zona alla periferia di Taviano alla ricerca di eventuali resti umani riconducibili allo scomparso, ma a quanto pare senza esito.