Dieci giorni di attesa per l’Usca, altri giorni per avere il responso sul tampone (positivo). Tutto ciò nella ricca Lombardia

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Caro direttore, ciò che sto per scriverti sembra tratto da una storia irreale o inventata, occorsa in altra parte della terra, se non fosse, invece, che è maledettamente vera, ed è avvenuta  (chissà quanti, dopo avermi letto, si riconosceranno in essa)  in una delle zone più ricche ed evolute d’Italia, la Lombardia.

Ma evidentemente non è tutto oro ciò che luccica, purtroppo. Eppure ciò che alcune persone a me vicine hanno vissuto sulla loro pelle ha tutto il sapore amaro dell’assurdo e dell’inverosimile.

Questi i fatti, né più né meno che l’altra faccia della medaglia (quella poco conosciuta) della Milano (e zone limitrofe) “da bere”,  in tempo di pandemia, dove si può pure morire da soli in casa, abbandonati  a se stessi, senza assistenza medica alcuna. Reduce da un delicato intervento, un nostro conterraneo s’è pure beccato il Covid, prima lui e poi la moglie, pur avendo osservato scrupolosamente  tutte le precauzioni possibili.

Già ai primi sintomi della malattia, a fine ottobre, dopo le ripetute e infruttuose telefonate al medico curante, e non avendo altra via d’uscita che quella,  si sono presentati allo studio medico del predetto, che, nonostante i riferiti sintomi del Covid, si è limitato a prescrivere il semplice antifebbrile (tachipirina).

L’odissea, con febbre alta, vomito, svenimenti, fame d’aria e dispnea, e l’impossibilità di ricovero per saturazione dei posti in ospedale, è durata circa 10 giorni, prima che l’Usca si facesse finalmente viva, per il tampone, che di lì ad alcuni giorni dopo, è risultato positivo per entrambi.

Solo dopo ben due settimane alla mercé della sorte, è iniziata la cura vera e propria, in casa, a base di calciparina e cortisone. Anche se il calvario non è ancora finito, (due malati, soli e in quarantena, e con la sola assistenza medica per telefono: per fortuna ora c’è almeno quella), adesso la situazione sembra essere migliorata.

Se non ci fosse stata la mano del Padreterno –mi chiedo e ti chiedo, direttore- quale sarebbe stata la sorte di costoro? Dopo quest’esperienza vissuta, sia pure de relato, Milano rimane ancora da bere?  

Lettera firmata – Gallipoli