Decreto sicurezza: il 31 dicembre perdono il lavoro i giovani professionisti dei centri d’accoglienza. Tutti italiani

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Anna Caputo

Il 31 dicembre la maggior parte dei cittadini italiani festeggerà. Non tutti, però: non festeggeranno i poveri, i disoccupati e chi vedrà in quel giorno la fine del suo rapporto di lavoro.
Grazie al Decreto Sicurezza molti contratti di lavoro a tempo determinato non si  trasformeranno in indeterminati ma finiranno. 
Parliamo delle centinaia di giovani laureati che lavorano nel settore dell’accoglienza. Certo voi direte: “Quindi eravate interessati all’arrivo dei migranti per una questione meramente occupazionale?” No. Volevamo che chi fugge da persecuzioni, guerre, fame trovasse un asilo sicuro, personale competente. Adesso che nel Mediterraneo a vigilare non è rimasto quasi nessuno, si muore affogati continuamente senza che nessuno ne sappia nulla, peggio ancora con i finanziamenti europei si muore nei lager libici e prima di morire si fa scempio di quei corpi, di cui conosciamo le storie per quei pochi che sono giunti da noi. Ecco, il 31 dicembre molti di questi operatori, che con professionalità ed entusiasmo si sono dedicati a creare percorsi di integrazione per i richiedenti asilo, rimarranno a casa e l’economia che ne derivava nel territorio morirà miseramente. Non più mutui per la casa, non più figli, non più l’idea che al sud si possa rimanere e fare anche un bel lavoro, il lavoro per il quale si è studiato. Ah dimenticavo, italiani, sono italiani questi operatori.

Anna Caputo (Arci Lecce) 

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