Coronavirus, la pandemia come conseguenza dell’impatto dell’uomo sugli ecosistemi

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Pantaleone Pagliula

Gentile direttore,

il respiro di sollievo, leggendo la notizia della riduzione di CO2 nel Nord Italia, e lo straccio bagnato bianco e non più nero che la mattina riscopro pulendo il mio davanzale certamente non mi aiutano a liberarmi dalla paura di questa drammatica situazione del Coronavirus che mi tiene imprigionato e dalla quale voglio uscire fuori con la volontà  di rimettere ordine ancora di più nella mia vita e nella mia scala di valori.

Non vedo l’ora di abbracciare le mie figlie, le persone a cui voglio bene, le tante eroiche persone che stanno lottando per aiutarci a vincere questa pandemia. Ho un grande desiderio di riconnettermi sempre di più con l’equilibrio della mia Terra e del mio Pianeta, che da tempo è saltato e di cui mi sento profondamente responsabile.

La mattina, in isolamento, continuo a curare e osservare le piante e poi la sera cerco di capire, con l’approfondimento  e con i contatti che ho con i miei amici sparsi nel mondo, i legami che esistono tra il Coronavirus, la biodiversità, gli ecosistemi e  in definitiva con l’aumento della temperatura nel nostro Pianeta. Mi sta aiutando molto il recente report del WWF Italia, che stabilisce la certezza di questa connessione e spiega come la pandemia che sta sconvolgendo le nostre vite sia la conseguenza dell’impatto dell’uomo sugli ecosistemi.

Il rapporto WWF indica infatti come le “zoonosi”, ovvero le malattie trasmesse dagli animali all’uomo, tra cui ormai certo il Coronavirus, sono direttamente collegate a comportamenti errati da parte dell’uomo, non ultimo il commercio illegale e non controllato di specie selvatiche, e ribadisce come causa principale l’impatto disastroso e innaturale dell’uomo sugli ecosistemi naturali. È accertato che il 70% delle malattie umane finora conosciute derivi dagli animali e il 60% delle malattie emergenti vengono trasmesse da animali selvatici.

Gli ecosistemi naturali, oltre ad avere un ruolo fondamentale nel sostenere e alimentare la nostra vita, quella delle piante e degli animali, svolgono anche un ruolo cruciale nel regolare la trasmissione di malattie infettive. La distruzione dell’habitat e della biodiversità provocata dall’uomo rompe gli equilibri ecologici in grado di contrastare i microrganismi responsabili di alcune malattie e crea contemporaneamente le condizioni favorevoli alla loro riproduzione e diffusione anche nell’uomo.

La realizzazione di grandi città povere di natura con un’alta densità umana, i cambiamenti di uso del suolo e la deforestazione dell’Amazzonia, dell’Africa Occidentale e di parte dell’Australia hanno esposto l’uomo a nuovi virus, favorendo il succedersi di nuove epidemie.

Scienziati di tutto il pianeta da tempo ribadiscono, in maniera sempre più incalzante, che tra le cause della diffusione di malattie infettive emergenti, come Ebola, febbre emorragica di Marburg, Sars, Mers, febbre della Rift Valley, Zika, Hiv, i Coronavirus e tante altre, sono la conseguenza di fattori importanti come la perdita di habitat, la creazione di ambienti artificiali, la manipolazione e il commercio di animali selvatici e più in generale la distruzione da parte dell’uomo della biodiversità.

È possibile che tutta questa triste cronistoria recente di virus che nel mondo hanno causato milioni di vittime non ci abbia costretti ad attrezzarci per affrontare adeguatamente queste nuove guerre? 

Eppure è abbastanza noto che l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi naturali ha fino a oggi modificato il 75% dell’ambiente terrestre e il 65% di quello marino, e ha messo a rischio di estinzione e di trasformazione incontrollata oltre un milione di specie animali e vegetali.

A questo punto, tenendo conto di quello che ci sta succedendo, dobbiamo continuare ancora a stare alla finestra e pensare che tutto quello che sta accadendo accade agli ALTRI? Che il disastro ecologico che avanza ogni giorno è solo un incidente di cui basta semplicemente avere la consapevolezza per poi continuare a pensare che  spetta ad altri risolverlo?

Abbiamo a che fare, chiusi responsabilmente nelle nostre case, con un virus invisibile che non riusciamo a capire, che ci spaventa e di cui tutti potremmo essere portatori, che non riusciamo a curare con medicinali in vendita nelle farmacie sotto casa, che è indifferente alle nostre leggi e ai nostri confini, che è indifferente al denaro dei ricchi e alle miserie dei poveri, e che ci impone di pensare in termini di “TUTTI”, per salvare noi stessi e conservare il nostro Pianeta. 

Quest’emergenza sta sconvolgendo la nostra vita, sta modificando il nostro lavoro, il nostro tempo libero, le nostre passioni e i nostri affetti. Siamo costretti a rivedere profondamente il nostro essere e il nostro stile di vita. 

TUTTI INSIEME nella speranza e consapevolezza di combattere questo virus .

È un dovere di TUTTI con piccoli e grandi gesti proteggere e ricostruire gli equilibri degli ecosistemi danneggiati, conservare e difendere le aree incontaminate del pianeta, stare attenti ai cambiamenti climatici e all’aumento della temperatura globale, contrapporre l’essenzialità allo spreco delle scarse risorse che abbiamo a disposizione. 

Soprattutto ascoltare quello che dice il mondo della scienza e della ricerca italiana e internazionale. Dobbiamo essere orgogliosi che l’Italia nella lotta al Coronavirus sia diventata un modello a livello internazionale.

Forti di queste conoscenze e delle drammatiche difficoltà che stiamo attraversando tiriamo fuori la nostra energia positiva dal livello più profondo della nostra essenza umana e chiediamoci cosa veramente siamo e come vogliamo essere come singoli individui e come società. Su tutto: cosa vogliamo fare per conservare questa nostra unica Terra?

Ne approfitto per ringraziare Piazzasalento per la sensibilità che sta dimostrando in questi tristi giorni del Coronavirus, dando voce al mondo della scuola e dei giovani.

Pantaleone Pagliula – Nardò