Casarano. Pochi giorni ancora e Casarano saprà molto del proprio futuro. Entro il 4 aprile la Corte dei conti dovrà, infatti, fornire il proprio parere sul Piano di riequilibrio varato dall’amministrazione Stefàno per evitare il dissesto.

Per la città (ed i suoi conti)non cambierebbe, poi, molto anche perchè le tariffe e le aliquote (dall’Imu alla Tarsu passando per l’addizionale Irpef) sono già al massimo. Nell’ipotesi di un dissesto ufficiale, però, a governare l’uscita dalle “secche” sarebbe (per cinque anni) una commissione esterna mentre con l’attuale fase di “dissesto guidato” si conserverebbe la matrice “politica” dell’attività amministrativa.

Ad alleggerire il peso del disavanzo (“buco o debito che sia dobbiamo sempre risanare 37 milioni di euro”, ha affermato Stefàno) contribuisce la riduzione a mezzo milione di euro (erano due) della sanzione per lo sforamento del Patto di stabilità nel 2010 ed i quasi cinque milioni di euro previsti dal Fondo di rotazione ministeriale per gli Enti in difficoltà che arriverebbero in caso di approvazione del Piano di riequilibrio.

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Queste ultime sembrano le sole risorse utili per garantire (tra gli altri) i pagamenti degli stipendi ai netturbini che continuano a scioperare per il ritardo negli stipendi.

Intanto da una ricognizione dei mutui accesi nel corso degli anni dal Comune emerge un piccolo “tesoretto” di residui non utilizzati pari a circa 1,6 milioni di euro. «Si tratta di quanto avanzato con i ribassi d’asta nella realizzazione di opere pubbliche da 20 anni a questa parte. L’ultimo mutuo contratto risale al 2008, a dimostrazione – afferma il presidente del Consiglio comunale Antonio Memmi – che sino ad allora all’Ente veniva riconosciuta una capacità di indebitamento che poi ha perso.  Queste somme potranno essere utilizzate per fare altre opere pubbliche». Memmi segnala, inoltre, come per due mutui del 2006 (da 930mila euro per strade comunali e da 263mila per la pubblica illuminazione), “il Comune abbia pagato un terzo delle rate senza utilizzare il capitale mentre in altri casi sono state perse opportunità perchè non è stato chiesto il cofinanziamento regionale”. Tale ricostruzione è, però, contestata dalle minoranze per le quali i mutui attivati tra il 2005 ed il 2008 sarebbero stati destinati ed utiizzati. «Le somme residue consentono all’attuale Amministrazione di cofinanziare la ristrutturazione di palazzo D’Elia ed il recupero del basolato antistante», si legge in una nota.

La giunta Stèfano
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