Cimici in sagrestia? Si indaga a Nardò. La diocesi: “Armonia ferita”

I fatti nel luglio scorso nella chiesa di San Domenico: sospetti su due confraternite "rivali"

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Nardò – Una chiesa, due confraternite e un paio di microspie: sono gli “ingredienti” della “spy-story” neretina divenuta in poche ore di rilievo nazionale. Nella sagrestia della chiesa di San Domenico, a pochi passi dalla centralissima piazza Salandra, lo scorso luglio sarebbero state trovate delle microspie.

La vicenda si sarebbe sviluppata a tal punto che nei mesi scorsi ci è voluto l’intervento di un investigatore privato per scoprire le “cimici” (o presunte tali) e portare il vescovo a sospendere due responsabili della confraternita “spiona”. A quanto pare, infatti, la storia si sviluppa intorno alla storica rivalità tra le due confraternite della stessa chiesa di San Domenico, da diversi anni non più parrocchia e retta da don Giuliano Santantonio (quale parroco della cattedrale). Sul fatto indagano i carabinieri: i sospetti sono nati quando qualcuno si è accorto che vicende e confidenze raccontate tra le sacre mura della chiesa si diffondevano rapidamente in paese. Da qui le indagini interne, con i confratelli “spiati” che aiutati da un investigatore privato avrebbero individuato i confratelli “spioni” ricorrendo ad un trucco, ovvero creando ad arte un notizia falsa per poi verificarne la rapidità della sua diffusione in paese. “Detto, fatto” visto che la maldicenza strategica pronunciata soltanto in sagrestia ha ben presto fatto il giro della città. La paura di molti è che ad essere spiate possano essere state anche le confessioni dei fedeli.

Il vescovo Filograna A poche ore dalla diffusione della notizia, tramite il suo portavoce don Roberto Tarantino, il vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli, monsignor Fernando Filograna è intervenuto per chiarire i contorni della vicenda ritenuta “ingrandita rispetto alla reale consistenza dei fatti”. La Diocesi, fermo restando che “ogni situazione vada affrontata nelle sedi appropriate, civili e canoniche”, parla del ritrovamento di un’unica microspia, “tra l’altro “non rivelatasi tale”.

La nota della diocesi «Da subito – si legge nella nota – è emersa l’inconsistenza del meccanismo ricetrasmittente rivelatosi non funzionante e che quindi farebbe pensare a una simulazione». Poi l’attacco a chi avrebbe “diffuso notizie che sembrerebbero avere il solo scopo di turbare la serenità della comunità ecclesiale”. Circa il rischio della presunta segretezza violata nelle confessioni, il vescovo tranquillizza i fedeli: «Non sono presenti, per altro, nella sacrestia della chiesa in questione confessionali funzionanti e integri per la celebrazione del sacramento. Resta il turbamento, il dispiacere dello scandalo dato ai fedeli. Mi preme ribadire – conclude la diocesi – che il vescovo Fernando ha attivato tutti i dispositivi canonici e civili possibili per ristabilire l’armonia ferita in quella che è una Chiesa carissima alla devozione dei Neretini».