“Centro di procreazione assistita” sempre chiuso a Nardò: coppie senza riferimenti e assistenza. La protesta del Tdm di Casarano

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Nardò – Liste di attesa lunghe ormai più di sei mesi e coppie disperate lasciate senza punti di riferimento, magari dopo aver già avviato dei percorsi terapeutici.

È quanto segnala il Tribunale per i diritti del malato di Casarano cui si sono rivolte alcune coppie già in cura dal “Centro di procreazione medicalmente assistita” fino allo scorso febbraio attivo presso l’ex ospedale “Sambiasi” di Nardò. Di fatto l’unico centro pubblico della provincia (l’altro in Puglia è a Conversano) che, secondo i piani della Regione e della Asl, avrebbe dovuto trovare casa al “Fazzi” di Lecce, dove però non si è mai trasferito.

Tutto fermo a Nardò

cristina lezzi

«I lavori di trasferimento delle banche dati e dei macchinari non sono mai partiti.
Di fatti presso il Centro Pma di Nardò, vi è tutto l’ambiente lavorativo, che purtroppo non viene più utilizzato. Queste coppie si vedono prive di tutela dei loro diritti perché, allo stato attuale, non hanno avuto risposte né dal presidente Emiliano, né dalla Regione, né dal Dipartimento alla salute, soprattutto e nemmeno dall’Asl di Lecce», scrivono in una nota Cristina Lezzi e Ilaria De Rocco, rispettivamente responsabile e coordinatrice del Tdm di Casarano.

Il problema coinvolge centinaia di coppie, molte delle quali hanno già iniziato il loro percorso nella struttura di Nardò salvo restare da mesi senza riferimenti e continuità assistenziale. «Inoltre tramite un legale sono state inviate, due diffide all’Asl di Lecce, a cui non è seguita risposta alcuna», spiegano le responsabili del Tdm, sottolineando i “tanti sacrifici, economici e psicologici, affrontati dalle coppie”.

Lunghi tempi d’attesa

«Per la maggior parte di loro è spesso impossibile anche rivolgersi ad altri Centri, i cui tempi di attesa di sette o otto mesi sarebbero inconciliabili per una donna già avanti con gli anni. Solo un viaggio della speranza all’estero potrebbe supplire a queste manchevolezze, cosa che non tutti si possono permettere, oltre ad essere particolarmente complicato, data la particolarità dell’intervento. Va inoltre evidenziato – fanno sapere ancora dal Tdm – il mancato inserimento della procreazione medicalmente assistita
nei livelli essenziali di assistenza, costringendo le coppie che intraprendono tale
percorso a pagare un maxi-ticket».

Anche questo tipo di terapie rischia, dunque, di venir “sacrificato” davanti alla lotta per il Covid: «Mettere in stand-by questa prestazione sanitaria, ritenendola non necessaria, al pari di tante altre, per dedicarsi quasi esclusivamente alla lotta al Covid, è inaccettabile. Non si possono spezzare così i sogni di tante coppie che con coraggio e devozione hanno intrapreso un percorso non certo facile, sia dal punto di vista psicologico che medico».

Per questo il Tribunale per i diritti del malato di Casarano chiede “risposte chiare e precise riguardo la chiusura del Centro Pma di Nardò anche e soprattutto per le azioni da intraprendere a difesa delle coppie che hanno chiesto l’intervento di questo TDM e che confidano in un aiuto concreto».