Centopietre in vendita: il Sindaco di Patù: “Solo un’inutile provocazione”

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Patù – “Vendesi Centopietre”: questo il cartello affisso sullo storico monumento di Patù (con tanto di numero telefonico da contattare) che da alcuni giorni sta destando indignazione e sdegno tra i cittadini, sui social e in varie associazioni. Tra queste “Terra Archeorete del Mediterraneo”, presieduta da Antonio De Marco, che ha deciso di denunciare pubblicamente la situazione.

«Il cartello è solo un’inutile provocazione», spiga, tuttavia, il sindaco di Patù Gabriele Abaterusso, il quale ricorda come la questione sia oggetto di una controversia giudiziaria. In realtà  il Comune si è interessato per decenni del sito storico comportandosi di fatto come proprietario dello stesso. Ha realizzato l’impianto di illuminazione, curato i giardini, realizzato le panchine, acquistato e installato i totem.

La controversia giudiziaria

Gabriele Abaterusso

«Le Centopietre sono sempre state luogo accessibile a tutti, visitatori e cittadini – afferma Abaterusso – sono state organizzate iniziative culturali e incontri perché di fatto è un luogo che appartiene alla comunità. Il vialetto che unisce la chiesa di San Giovanni al monumento è stato realizzato dalla Provincia e altri interventi sono stati finanziati totalmente dall’Amministrazione».

Per tutto ciò, nel 2015 il Comune di Patù ha avviato una causa per poter rivendicare l’usucapione del bene: nel 2019 il giudice non ha, tuttavia, riconosciuto le ragioni dell’Amministrazione che ha presentato ricorso in appello, dove il processo è attualmente pendente.

Il progetto di restauro

«La causa è stata iscritta alla conservatoria dell’Agenzia delle Entrate. Trattandosi di un bene vincolato – continua il Sindaco – in caso di futura ed eventuale vendita l’Ente pubblico avrebbe 60 giorni per esercitare il diritto di prelazione sull’acquisto».

Il Comune di Patù ha pure pronto un progetto di restauro redatto in collaborazione con l’Università del Salento e la Soprintendenza. «Non essendo intestatari del bene, pur svolgendo regolarmente attività di ordinaria amministrazione, non siamo ad oggi nella posizione di salvaguardare il monumento frenando lo stato di degrado inesorabile degli affreschi interni e dell’intero complesso che richiede interventi straordinari».

Il progetto di restauro

Di certo quello delle Centopietre non è il primo monumento storico di proprietà privata, basti pensare alla Torre dell’omomorto a Leuca, alla Torre Capece di Barbarano del Capo e, a Patù, alla chiesetta di Vereto, alla torre del fortino, al frantoio ipogeo e alla cripta di Sant’Elia, queste ultime di proprietà privata prima di essere acquistati o espropriati dal Comune.

Fino al 1946 le Centopietre appartenevano al demanio pubblico per poi passare nella proprietà dei coniugi Scupola e De Salvo. Nel 1996, il bene venne donato ad uno dei figli, attuale intestatario del monumento. Che ora vorrebbe venderlo.