Casarano, pure il commercio soffre

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Piazza Indipendenza, al centro della città

Casarano. Le cessazioni compensano ampiamente le nuove aperture di esercizi commerciali a Casarano. Nulla si muove, dunque, nel settore un tempo trainante per la città e punto di riferimento per quanti venivano da fuori a fare acquisti tra via Roma, le piazze del centro e la galleria Ieca. «Sono passari decenni da quegli anni d’oro. Si può dire che dal boom del 2000/2001, con almeno 250 negozi aperti grazie al “prestito d’onore”, ogni anno siamo andati indietro sia nel numero delle nuove aperture sia nella qualità degli esercizi», fanno sapere dall’ufficio Commercio del Comune.

Se i dati parlano di 30 nuove aperture nei primi tre mesi del 2013, occorre però considerare le 15 cessazioni ed i vari subentri per un saldo poco incoraggiante. Per il 2012 neppure si arrivano a contare 40 nuove pratiche alcune delle quali relative ad esercizi commerciali “anomali” perchè poco attinenti ai consueti settori merceologici ma di supporto a club, associazioni: tra le ultime anche quella di un esercizio “non alimentare per beni a basso impatto”.

«Il settore è in caduta libera mai come in questi ultimi due anni anche perchè – affermano i funzionari a Palazzo di città – parliamo di piccoli negozi che spesso restano aperti per pochi anni, se non addirittura mesi, prima di chiudere». Ad incidere  è anche la crisi del calzaturiero con molti ex operai che si avventurano nel settore, aprendo piccoli negozi (soprattutto di abbigliamento) spesso senza riuscire neppure a rientrare dalle spese investite.

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Ma la crisi è anche, e soprattutto, nel mercato settimanale del martedì dove fino a qualche anno fa era un’impresa riuscire ad ottenere una licenza che i titolari vendevano  a peso d’oro. Oggi su 217 posteggi a disposizione almeno 35 sono vuoti e non ci sono nuove richieste: nel 2013 si sono registrate già quattro cessioni e da almeno un biennio nessuno chiede di poter aprire una nuova bancarella.

Se Casarano non è più la città-fabbrica quando (con il boom della Filanto) anche due-tre componenti di ogni famiglia potevano contare su uno stipendio “dalla fabbrica”), non è più neppure una città-commerciale e di tutti quei negozi avviati con il prestito d’onore ne saranno rimasti in vita non più di un paio.

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