Casarano: “Casa amata” vince al Tar contro il Comune. La comunità psichiatrica può stare in via Agnesi

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Comune di Casarano

Casarano – “Casa amata” vince il ricorso al Tar contro l’Amministrazione comunale. I giudici amministrativi hanno ritenuto illegittima la delibera con la quale il Consiglio comunale, il 29 dicembre del 2017, modificò il regolamento di igiene e sanità impedendo, di fatto, che la prevista struttura riabilitativo-assistenziale psichiatrica, per pazienti autori di reato ad elevata complessità (Crap dedicata), potesse sorgere in via Agnesi.

«È una vittoria di libertà e di civiltà, che preserva la dignità delle persone con malattia mentale», fanno sapere oggi i responsabili di Casa Amata srl. «La delibera impugnata – fanno sapere ancora dalla struttura sanitaria – aveva cercato di creare un divario tra i “sani di mente” e i “malati”; divario che  tante menti illuminate, tanti sforzi e tante sofferenze hanno cercato negli anni di colmare».

La modifica del regolamento comunale di igiene e sanità

La contestata modifica del regolamento comunale, che vietava l’istituzione di tali strutture entro i 500 metri da scuole ed altre aree sensibili, venne all’epoca motivata dal sindaco Gianni Stefàno con l’esigenza di rispondere alle richieste di “tutela e maggiore sicurezza” da parte del comitato dei cittadini residenti in via Agnesi. La vicenda portò anche all’avvio di un’indagine penale, poi archiviata, a carico del sindaco e dei  13 consiglieri comunali firmatari della delibera per “abuso d’ufficio” e “rifiuto di atti d’ufficio”.

La società evidenzia, invece, come il Tar di Lecce nella sua sentenza abbia ritenuto tali disposizioni “del tutto eccentriche miranti invece a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza, con ciò travalicando le proprie attribuzioni, ingerendosi in un ambito oggetto di potestà legislativa esclusiva statale, ai sensi dell’art 117 della Costituzione”.

I ringraziamenti di Casa Amata

Nella nota diffusa oggi, “Casa Amata” ringrazia “quanti già dalla prima ora hanno liberamente manifestato la propria indignazione” insieme “a tutti i dipendenti che per mesi hanno tenuto il fiato sospeso ma hanno continuato a svolgere il proprio lavoro a favore dei pazienti che restano lì, al loro posto”.