Canzone gallipolina per il Primo Maggio: una musica che appartiene alla memoria della città

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Caro Direttore,

abbiamo letto con attenzione l’interessante articolo, pubblicato il 2 maggio 2019 su Piazzasalento, riguardante il testo della “Canzone gallipolina per il Primo Maggio”, in cui Remigio Morelli ricorda un episodio di storia locale del 1891.

In tale occasione, infatti, il prefetto vietò la manifestazione per il Primo Maggio e, in risposta al divieto, fu scritta una canzone che richiamava, ai lavoratori, i temi della lotta per i propri diritti.

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L’articolo ha attirato subito la nostra attenzione, poiché conosciamo bene quella canzone, cantata a noi, sin da piccole, da nostro padre, cui è stata insegnata da suo nonno, Oreste Maggio (1886-1970), maestro d’ascia, esponente del Partito socialista e dirigente sindacale.

Ci ha stupito, infatti, leggere che nessuno, ad oggi, conosce la musica di questa canzone che è parte integrante della memoria della nostra famiglia e che da sempre abbiamo canticchiato insieme a nostro padre.

Abbiamo subito condiviso con lui questa notizia, e abbiamo sentito l’esigenza di restituire alla città la memoria di questa melodia che è da sempre parte dei nostri ricordi, insieme ai tanti racconti di nostro padre su importanti pagine della vita politica e sociale di Gallipoli, da lui vissuti ma anche a lui raccontati da nostro nonno Primo Maggio e da persone significative, come Mario Foscarini e Giorgio Casalino, con i quali ha vissuto parte fondamentale del suo percorso politico per la città.

Ci siamo rivolte al M° Luigi Solidoro, musicista e compositore gallipolino, nonché grande amico, che ha accolto con entusiasmo la nostra richiesta di recuperare questa melodia, poiché da sempre cultore del patrimonio musicale della nostra città.

Le inviamo quindi la partitura (scaricabile qui) con la trascrizione curata dal M° Solidoro, nonché l’esecuzione al pianoforte (qui in basso) delle prime due strofe (che si ripetono uguali per tutto il canto) fatta dallo stesso.

Il testo da noi conosciuto, oltre che delle strofe già riportate nel volantino stampato nel 1891 e pubblicato dalla Sua testata, contiene un appello ai pescatori gallipolini perché festeggino il Primo Maggio unendosi alla manifestazione clandestina organizzata.

Questo il testo a noi noto:

“Santiti piscaturi ccu bui l’aggiu

Ciujeddhi ccu fatia t’a Prima Maggiu

T’a Prima Maggiu nu fatia ciujeddhi

Ca è la festa te li povarieddhri

Uniti ssu la Chiazza nd’imu cchiare

Critandu libertà, lavoru e pane!”

La ringraziamo per aver dato spazio a questa vicenda che ci permette, oggi, di contribuire alla conservazione di una pagina importante della nostra storia.

Oggi più che mai, sono episodi come questo che ci aiutano a capire l’importanza della memoria e della trasmissione della nostra storia che, come in questi casi, oltre ad essere storia collettiva della comunità, è parte integrante e significativa della storia e dell’identità della nostra famiglia.

Liboria, Maria Antonietta e Aureliana Maggio – Roma e Parma

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