Canale d’Otranto, supersfruttamento ittico: anche da Unisalento una richiesta di Zona di restrizione della pesca

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Otranto – Preoccupa l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche e il degrado dell’ecosistema del canale d’Otranto. Così tanto che il rischio dell’alterazione dell’habitat marino dovuto alla pesca a strascico approda sui banchi del Governo. Sono un centinaio i docenti e i ricercatori afferenti a 37 tra università e centri studi italiani ad aver sottoscritto la petizione indirizzata all’Esecutivo di Mario Draghi.

Obiettivo: salvaguardare la biodiversità, istituendo una zona chiusa alla pesca in un’area individuata del Canale – dove maggiore è la ricchezza e la vulnerabilità dell’habitat marino – e diminuendo, al contempo, lo sforzo di pesca nelle aree limitrofe.

Risultati della Fra: il caso Fossa di Pomo

La proposta di istituire una Fra – come in sigla è definita la Zona di restrizione alla pesca – è stata lanciata sull’onda dei risultati raggiunti da un provvedimento analogo nella Fossa di Pomo, sempre nel Mar adriatico ma a cavallo tra Italia e Croazia. Le restrizioni, come affermato dai ricercatori firmatari, avrebbero infatti garantito una sorprendente ripresa della biomassa di scampi e naselli. Non solo nella Fossa di Pomo, ma anche nelle aree limitrofe.

Da qui l’iniziativa per il Canale d’Otranto, lanciata dall’organizzazione Medreact e sostenuta dai docenti e ricercatori. Tra questi, anche esponenti del dipartimento di Biologia dell’Unisalento, come Antonella De Donno (di Otranto), professoressa di Scienze biologiche; Stefano Piraino, professore di Biotecnologie e Biologia marina ed esperto della materia.

Serve un coordinamento internazionale

“Il Canale di Otranto – afferma il professor Piraino – è un crocevia geografico e una zona dalla grandissima biodiversità, che per le sue caratteristiche ospita delle specie di interesse commerciale. Sicuramente l’istituzione di una Fra ne permette la salvaguardia ed evita un sovrasfruttamento delle risorse”.

Occorre dunque invertire la tendenza. “Ma l’istituzione della Fra – prosegue il prof. Piraino – è solo un primo passo, non la soluzione del problema. Occorrono anzitutto delle valutazioni di carattere socio-economio per evitare che la pesca si sposti in aree altrettanto importanti, e d’altra parte non devono esserci sovrapposizioni con altre iniziative nell’area. È fondamentale un coordinamento internazionale, e soprattutto la garanzia di controlli adeguati”

Il sostegno di Legambiente

Sostegno alla petizione è giunto anche da Legambiente regionale, che già a dicembre 2020 aveva richiesto un maggiore interessamento per la protezione dell’area alla ex ministra Teresa Bellanova. Favorevole all’iniziativa anche il presidente di Legambiente Terre d’Otranto, Fernando Coluccia (di Otranto).

“La pesca a strascico – sottolinea Coluccia – ha determinato la distruzione di parte dell’ambiente marino. Vista l’esperienza positiva della Fossa di Pomo è importante che si replichi anche per la tutela del nostro Canale. Sicuramente è un’iniziativa lodevole che sarebbe il caso di portare avanti perché il canale di Otranto un tempo era posto di ripopolamento di quelle specie che proprio oggi, invece, sono messe in pericolo dalla pesca a strascico”.

Pierfrancesco Albanese