Campi letali, si cambia? Altri due decessi di braccianti al lavoro. Interviene il prefetto

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TENDOPOLI
Il campo di accoglienza e, in basso, Anna Cordella, della cooperativa “Rinascita”

Anna CordellaNardò. Mohammed e non solo. Il ghetto di contrada Arene-Serrazze vive ancora gli strascichi di ciò che poche settimane fa è accaduto nei campi di Porto Cesareo, quando il 47enne sudanese è morto tra le piante di pomodori intorno alle 14. L’attenzione dell’opinione pubblica è alta; la dose è stata rincarata dopo le morti della bracciante 49enne italiana nelle zone di Taranto e del tunisino in territorio di Polignano. C’è – firmata dal sindaco Marcello Risi – l’ordinanza per lo sgombero della falegnameria occupata dai braccianti, ma ancora non è accaduto nulla: da sottolineare soltanto che, all’interno della stessa recinzione della falegnameria, è stata realizzata una distesa di breccia sulla quale sorgerà un’altra tendopoli che ospiti i ragazzi appena dopo lo sgombero, di cui si parla da poche ore prima della visita del deputato Khalid Chaouki (Pd).

Tensione alta pochi giorni dopo, durante un sabato notte, quando, complice forse anche qualche birra di troppo, si è accesa una rissa tra alcuni occupanti, ma la situazione è tornata subito nella norma. Esistono anche questi problemi all’interno della piccola comunità, dovuti soprattutto alla frustrazione e alle condizioni mentali cui porta la vita degli sfruttati di Nardò. Intanto, stando a quanto afferma Anna Cordella, operatrice sociale che coordina il team che si occupa di queste problematiche all’interno della cooperativa “Rinascita”, qualcosa si muove: «Sta cambiando un po’ l’approccio. Dalla riunione in Prefettura dell’altro giorno, dov’erano presenti tutte le parti sociali, il nuovo prefetto ha ascoltato con attenzione le analisi di tutti e ha dimostrato di voler gestire il problema in maniera diversa rispetto a come fatto fin ora. Già da settembre sarà convocato un tavolo tecnico per arrivare preparati alla prossima estate». La cooperativa eroga ai migranti servizi vari, tra cui pratiche burocratiche, di intermediazione, trasporto presso le sedi dove redigere i documenti necessari, oltre che di assistenza sanitaria (con un team di medici volontari che ogni due-tre giorni visita i ragazzi) e di assistenza.

Sono aumentati anche i controlli nelle campagne, presidiate più spesso dalle forze dell’ordine, e dal campo si nota un andirivieni di autorità, sindacati, giornalisti di tutte le testate. Ma quando si spegneranno i riflettori, cosa succederà?